post precedenteNegli articoli precedenti ho mostrato con prolissità la distanza tra il cattolicesimo ufficiale e la fede popolare, in massima parte pervasa di superstizioni arcaiche miste alle necessità dei tempi. Ho anche argomentato quanto queste superstizioni siano di gran lunga più rappresentative del popolo cattolico, rispetto alle dottrine di fede. Tutto ciò forse ha occupato più parole delle necessarie, e dunque ora, tralasciando le altre religioni monoteiste, rimangono due questioni fondamentali alle quali è necessario rispondere:
- Se si rinuncia alla fede, com'è possibile essere "buoni"?
- Se in definitiva la fede aiuta le persone ad essere "buone", che male c'è a credere o a lasciar credere?
Queste due domande, o meglio argomentazioni, sono quelle che qualsiasi credente non fondamentalista propone (propina), quando stretto all'angolo dalla logica del miscredente.
Alla prima si può rispondere in due maniere tra di loro complementari. La prima, gioco facile per i laici, è molto semplice:
Siamo proprio sicuri che la fede ci ha reso più buoni? Quanti conflitti sono stati alimentati dalla fede in qualcosa, e non banalizzo con le crociate, o con l'eterna guerra israelo-palestinese, ma pensiamo al nazismo, e alla fede nella razza pura. Pensiamo al colonialismo, e la fede nella superiorità dell'occidente.
Pensiamo ai piccoli conflitti di tutti i giorni. Questo è uno dei meccanismi perversi della fede, ovvero l'assenza di dialogo possibile. Poiché le questioni di fede non si fondano sulla ragione, ma ci si crede e basta; ne segue logicamente che in presenza di una differenza di idee ragionare è inutile. Il conflitto è inevitabile. Ciò che si può raggiungere con il ragionamento, ovvero una posizione condivisa, sulle questioni di fede è impossibile. Si potrà mai ragionare argomentando se si debba credere nel Dio degli Ebrei, o che Egli abbia mandato o no suo figlio sulla terra. o che questi fosse solo un profeta come Maometto? Guardiamo soltanto all'interno della Chiesa cattolica, e le sue eresie. Come si può conciliare con la ragione una credenza e la sua opposta? Il conflitto, e la storia purtroppo ce lo mostra, è inevitabile.
Pensiamo inoltre alla violenza implicita nello stesso messaggio di Gesù:
"Ama il prossimo tuo come te stesso"Cosa c'è di nascosto in questo messaggio all'apparenza puro e condivisibile? Ciò che c'è di implicito in tutte le questioni di fede, purtroppo. Si suppone che il credente sia l'unico in possesso della verità agli altri celata. Se dunque io sono cristiano, per l'amore che provo per me stesso vorrei salvarmi, e questo lo applico al prossimo, costringendolo alla mia dottrina, a costo di sacrificare la sua meno importante vita terrena. La volontà dell'altro è azzerata, sparisce di fronte alla più grande verità universale. Da qui direttamente derivano invadenze ecclesiastiche sulla vita privata (eutanasia, aborto, matrimonio). Ciò che vi è di spaventevole è l'assenza stessa del privato per le questioni di fede.
Riformulando dunque il comandamento di Gesù:
La tua salvezza mi riguarda, perché io sono costretto ad amarti. Consegnami dunque la tua vita poiché io possiedo la verità che a te manca.[to be continued...]