lunedì 21 maggio 2012

Perché la Minetti è meglio di Gasparri.

Perché almeno lei è piacevole allo sguardo.

Oggi ho preso ferie, e come mai mi capita sono andato a far spesa il lunedì mattina. Il parcheggio era pieno e così il supermercato. La popolazione in esame si divideva equamente fra pensionate, pensionate+pensionati, donne fra i trentacinque e i cinquanta (oltre si va nei pensionati) con i loro figlioli al seguito: benvenuti negli anni 50.

D'altra parte il femminismo di raccatto che ci ha appestato nei passati decenni si è evoluto in un femminismo da quote rosa, perennemente indignato, clamorosamente inefficace.

Un curioso esempio è la furia con la quale le nuove femministe aggrediscono il mondo dello spettacolo, nel quale in genere dei gran pezzi di fica fan fruttare il proprio corpo per far danari. In questo io non ci vedo davvero nulla di poco dignitoso. E' certamente più umano che lavorare in catena di montaggio.

Quando poi invece una come la Minetti diventa consigliere regionale, un moto di indignazione sovrumano invade tutta una serie di personaggi che si identificano con una certa altra serie di categorie perlopiù morali (i giusti, gli onesti), e questa indignazione, credo, viene collocata al di sopra di ogni altra precedente, almeno per il momento.

Hanno scoperto, 'sti qui, che in Parlamento, in Regione, in politica, ci s'entra per raccomandazione. Però tutti coloro che per raccomandazione ci sono entrati andavan bene finché eran brutti e compravano la loro elezione altrimenti; al contrario lei no, è abominevole.

A dirla tutta e per tagliar corto io preferisco la Minetti a Gasparri per due ragioni: la prima è che è di bell'aspetto; la seconda è che lei almeno non impicciandosi degli affari dei cittadini non fa (troppi) danni.

martedì 27 dicembre 2011

Spiriti di un certo tipo

Mi chiedo quanto saranno diversi mai quelli che oggi ragionano di politica prendendo a riferimento quello che fu il ventennio da quelli che invece ragionano di politica prendendo a riferimento quello che fu il ventennio.

mercoledì 14 dicembre 2011

Indignados: due cose più un post scriptum

1. La pretesa degli italiani che il politico, in quanto tale, debba avere un'onestà fuori dal comune è una pretesa piuttosto irrazionale, e come tale va trattata.
2. Se quella trasmissione dei pacchi che uno deve scegliere, e basta, per vincere dei soldi, ha tanto successo, vorrà pur dir qualcosa. Non rimane che ascoltare e star tranquillini.

lunedì 31 ottobre 2011

Il nonno con l'Alzheimer

La convention del rottamatore Renzi ha molto infastidito non solo l'establishment storico del sedicente Partito Democratico, quanto, affare assai più notevole, una gran parte di elettorato "di sinistra", il quale è terrorizzato da alcune ideuzze e alcune posizioncine da Renzi espresse, che paian essere addirittura classificabili come espressioni "di destra".

Ora io lascio da parte il discorso "cos'è la destra cos'è la sinistra", prima di tutto perché è talmente insensato da poter trovare tranquillamente posto nei dibattiti dei socialini, e in secondo luogo perché è tremendamente noioso. Piuttosto mi interessa questo panico che i rottamatori hanno seminato a giro.

Le dichiarazioni di Bersani sono emblematiche: "non è giovane è vecchio", "ho ragione io", "i regazzini a letto presto", "gne gne gne". Giudicate voi.

Dall'altro lato si sviluppa un dibattito sulla legislazione del lavoro e sulla Costituzione. La posizione "della sinistra" è chiara: "il lavoro non si tocca". E la Costituzione? non si tocca. Ora è chiaro che posizioni del genere uno se le aspetta dal nonno partigiano con l'Alzheimer, al quale non si può che dar ragione per intanto che gli si infila un cucchiaio di brodaglia in bocca sperando che crepi presto, ma da un partito di governo, ecco.

La roba più pesa che si rimprovera a Renzi è che il pischello riceve apprezzamenti da una serie di personaggi classificati nelle file nemiche, il più grosso che mi viene in mente è Ferrara Giuliano, e che dunque non può aver ragione.

Io volevo solo dire ai compagni della mozione "non si tocca" che questi personaggi qua hanno difeso il Berlusconi superando ogni imbarazzo perché erano terrorizzati dal nonno coll'Alzheimer, che piuttosto che lui chiunque. E alla stessa maniera una buona parte di quelli che hanno votato la qualunque purché non.

Questo è compagni conservatori. Non si ferma il mondo cogli occhi chiusi e la testa sottoterra.

sabato 13 novembre 2010

Sul concetto di infinito e su Dio

Delle teorie sull'origine dell'universo, di questo almeno, la più accreditata o meglio la più classica è quella cosiddetta del Big Bang. Se si chiedesse a un gran numero di persone di descrivere sommariamente questa teoria o quantomeno di riconoscerla in un enunciato, certamente la risposta più condivisa che si otterrebbe sarebbe approssimativamente questa: "Prima c'era una palla di materia che poi è esplosa e ha creato l'universo". E' ovvio che la domanda più immediata che si propone, dinanzi allo scenario di una "palletta" di materia supercondensata sospesa nel "nulla" è: "chi ce l'ha messa?", e la risposta più semplice e stupida che si possa fornire è "Dio".

Siamo d'altronde abituati a pensare secondo quella che è la nostra esperienza quotidiana, che si compone di un certo grande numero di concatenazioni causa-effetto, e che ci impone di pensare in questi termini circa qualsiasi argomento. Apro il rubinetto dell'acqua, esce l'acqua. Tocco l'acqua, mi bagno. C'è una palla di materia, qualcuno ce l'ha messa. E' a questa maniera piuttosto rustica di ragionare che si riconducono le cosiddette prove filosofiche dell'esistenza di Dio, definito sovente come, appunto, prima causa, o primo motore. E' addirittura l'essenza stessa della divinità a fondarsi sul concetto di principio. Tralascerò di ragionare sulla domanda che dovrebbe sorgere altrettanto spontanea, ovvero "chi ce l'ha messo Dio?", se non si accetta che la famosa palla di materia originaria possa essere stata increata, e d'altronde pare piuttosto artificioso tentare di sottrarre questo fantastico principio Divino dalle caratteristiche causalistiche della materia in sé per risolvere in maniera bovina la questione.

La questione più importante che però sovrasta tutte le chiacchiere qui sopra è l'enunciazione errata che si dà della stessa teoria del Big Bang, che è stata piegata da un tale papa alle esigenze dei credenti in un principio creatore, ma che non prevede sicuramente nessuna palletta di materia metaspaziale. Mi spiego con una figura:

Per chi non avesse familiarità con le funzioni matematiche -- shame on you -- quello è il grafico della funzione 1/x. Immaginate di essere quella palletta che può scorrere soltanto lungo la linea blu, e che giungendo sull'asse verticale a sinistra immaginate di tornare indietro nel tempo fino al momento in cui c'era la famosa palletta di materia. Insomma, un infinitesimo più a destra dell'asse verticale inizia l'universo, comincia l'espansione. E' chiaro che procedendo verso sinistra, e dunque andando indietro nel tempo, ci si avvicina sì al momento principale, ma ci si avvicina sempre meno man mano che la distanza si riduce. Di fatto, questo momento zero non è raggiungibile, perché non si può dividere un numero finito per zero. Lo zero non è nel campo di esistenza di quella funzione, e alla stessa maniera, il momento zero non è previsto nella teoria del big bang. Il tempo si addensa infinitamente a destra dello zero, in maniera tale che non esiste nessuna palletta di materia originaria. Tutto quello che esiste è l'esplosione e la successiva espansione. Non ha senso applicare il concetto di causalismo all'origine dell'universo stessa, e non c'è alcun bisogno di ricorrere a entità creatrici perché la teoria è completa senza di esse.

Quello che invece si fa quando si pensa a una divinità è derivare questo infinito da potenze di cose finite: Dio è infinitamente buono. Cosa significa nessuno lo sa. Si prende semplicemente una categoria finita, la bontà, della quale abbiamo esperienza, e la si mostrifica in un'infinita bontà. Questo procedimento è piuttosto banale e infantile, eppure riscuote un certo successo perché incontra la familiarità che abbiamo col finito, e la mistifica in maniera da farci credere ragionevole qualcosa che è in definitiva una gran stupidaggine.

Ciò che invece è notevole è che pochissimi hanno familiarità con il concetto di infinito matematico, e che la maggior parte delle persone "scafate", se chiedi loro quanto fa un numero finito diviso per zero, ti risponderanno con soddisfazione: "infinito!"

mercoledì 13 ottobre 2010

Il complotto delle "sette sorelle"

Le sette sorelle; chi non ne ha sentito parlare? No, non sto parlando delle Pleiadi o della catena montuosa norvegese, né di cascate grattacieli film porni, bensì delle famigerate compagnie petrolifere che controllano con bastone e carota l'economia energetica mondiale. Un cartello economico senza scrupoli che ci nasconde la soluzione energetica definitiva, a basso costo e completamente pulita, per la bieca avarizia dalla quale è caratterizzato.

Le fonti rinnovabili unite all'idrogeno sono la soluzione; le auto elettriche, le auto ad aria compressa, o perché no, le auto a molla ci regaleranno aria pulita e viaggi lunghissimi a costo quasi zero. Ma le malvagie compagnie petrolifere impediscono alle aziende di commercializzare queste tecnologie — che sono già ampiamente disponibili e addirittura ingegnerizzate — attraverso una rete di controllo e un'attività di lobbying imponentissima, che si serve di navi aliene per rapire i pericolosi sovversivi che vogliono diffondere il verbo dell'energia pulita — tranne questo qui — e di una rete sotterranea di spie, informatori, infiltrati a tutti i livelli per scovare qualunque tentativo di liberazione dalla schiavitù del petrolio e sopprimerlo sul nascere.

Io mi immagino questo tizio che un giorno decide di buttarsi sul business dell'idrogeno, e deposita un bel brevetto magari insensato magari no all'EPO, e il giorno dopo dlin dlon il campanello, e c'è questo tizio di nero vestito, auricolare e tutto, con una valigetta piena di contanti in una mano, e un sacco di iuta con corda di nylon nell'altra.