martedì 3 agosto 2010

Ho un rigurgito

Vi avvolge il tanfo dei vostri marcescenti cervelli, eppure non lo sentite. Il putridume che percola dal naso, dalle orecchie, dalle vostre borsette di Gucci, e si ferma in terra a comporre una pozza nauseabonda: quella pozza voi la chiamate Ideali. Credete di avere una Vita: i sentimenti che provate per il vostro Bmw nero lucido, o peggio ancora. Quei sentimenti che vi rendono grottesche imitazioni dei dittatori del passato. La Vita stessa che rubate ai vostri prossimi: guardatevi dentro: osservate: siete desertici.

Le parole che pronunciate, gorgoglii profondi di nere fogne ripiene d'ogni lordura, parole come CEO, communication, marketing, Futuro. Questa parola dovrebbe essere estirpata dalle vostre lingue meccaniche, vi dovrebbe essere marchiata a fuoco nel corpo che nemmeno più avete, simulacro enfio di creme e palestre e lampade e accessori. Accessori:

Non vi accorgete che non siete più nulla? Sostituiti da una borchia metallica in due lettere vi si dovrebbe estinguere con l'Imidacloprid: inseguire in quei tuguri nei quali strisciate la sera con delle scope, schiacciarvi, gettarvi nello spazio profondo sperando che l'umanità si dimentichi di voi.

Osservatevi bene, deformi prodotti di un mercato al servizio di se stesso, ridicoli schiavi tumefatti dalle voglie. Morite dunque, la compassione non è per voi.

Nota: sapete bene che sono solito scrivere con la testa. Ebbene è questo un caso nel quale son costretto a scrivere con lo stomaco, con le viscere. Un ringraziamento speciale va a MCC per l'ispirazione.