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sabato 13 novembre 2010

Sul concetto di infinito e su Dio

Delle teorie sull'origine dell'universo, di questo almeno, la più accreditata o meglio la più classica è quella cosiddetta del Big Bang. Se si chiedesse a un gran numero di persone di descrivere sommariamente questa teoria o quantomeno di riconoscerla in un enunciato, certamente la risposta più condivisa che si otterrebbe sarebbe approssimativamente questa: "Prima c'era una palla di materia che poi è esplosa e ha creato l'universo". E' ovvio che la domanda più immediata che si propone, dinanzi allo scenario di una "palletta" di materia supercondensata sospesa nel "nulla" è: "chi ce l'ha messa?", e la risposta più semplice e stupida che si possa fornire è "Dio".

Siamo d'altronde abituati a pensare secondo quella che è la nostra esperienza quotidiana, che si compone di un certo grande numero di concatenazioni causa-effetto, e che ci impone di pensare in questi termini circa qualsiasi argomento. Apro il rubinetto dell'acqua, esce l'acqua. Tocco l'acqua, mi bagno. C'è una palla di materia, qualcuno ce l'ha messa. E' a questa maniera piuttosto rustica di ragionare che si riconducono le cosiddette prove filosofiche dell'esistenza di Dio, definito sovente come, appunto, prima causa, o primo motore. E' addirittura l'essenza stessa della divinità a fondarsi sul concetto di principio. Tralascerò di ragionare sulla domanda che dovrebbe sorgere altrettanto spontanea, ovvero "chi ce l'ha messo Dio?", se non si accetta che la famosa palla di materia originaria possa essere stata increata, e d'altronde pare piuttosto artificioso tentare di sottrarre questo fantastico principio Divino dalle caratteristiche causalistiche della materia in sé per risolvere in maniera bovina la questione.

La questione più importante che però sovrasta tutte le chiacchiere qui sopra è l'enunciazione errata che si dà della stessa teoria del Big Bang, che è stata piegata da un tale papa alle esigenze dei credenti in un principio creatore, ma che non prevede sicuramente nessuna palletta di materia metaspaziale. Mi spiego con una figura:

Per chi non avesse familiarità con le funzioni matematiche -- shame on you -- quello è il grafico della funzione 1/x. Immaginate di essere quella palletta che può scorrere soltanto lungo la linea blu, e che giungendo sull'asse verticale a sinistra immaginate di tornare indietro nel tempo fino al momento in cui c'era la famosa palletta di materia. Insomma, un infinitesimo più a destra dell'asse verticale inizia l'universo, comincia l'espansione. E' chiaro che procedendo verso sinistra, e dunque andando indietro nel tempo, ci si avvicina sì al momento principale, ma ci si avvicina sempre meno man mano che la distanza si riduce. Di fatto, questo momento zero non è raggiungibile, perché non si può dividere un numero finito per zero. Lo zero non è nel campo di esistenza di quella funzione, e alla stessa maniera, il momento zero non è previsto nella teoria del big bang. Il tempo si addensa infinitamente a destra dello zero, in maniera tale che non esiste nessuna palletta di materia originaria. Tutto quello che esiste è l'esplosione e la successiva espansione. Non ha senso applicare il concetto di causalismo all'origine dell'universo stessa, e non c'è alcun bisogno di ricorrere a entità creatrici perché la teoria è completa senza di esse.

Quello che invece si fa quando si pensa a una divinità è derivare questo infinito da potenze di cose finite: Dio è infinitamente buono. Cosa significa nessuno lo sa. Si prende semplicemente una categoria finita, la bontà, della quale abbiamo esperienza, e la si mostrifica in un'infinita bontà. Questo procedimento è piuttosto banale e infantile, eppure riscuote un certo successo perché incontra la familiarità che abbiamo col finito, e la mistifica in maniera da farci credere ragionevole qualcosa che è in definitiva una gran stupidaggine.

Ciò che invece è notevole è che pochissimi hanno familiarità con il concetto di infinito matematico, e che la maggior parte delle persone "scafate", se chiedi loro quanto fa un numero finito diviso per zero, ti risponderanno con soddisfazione: "infinito!"

lunedì 20 settembre 2010

Mamma li moderati!

L'altro giorno guardavo Di Pietro da Giannini — Giannini mi fa un po' impressione — e insomma si parlava del più e del meno, con Di Pietro che vabbè. E niente, una cosa tira l'altra, si è arrivati alla questione dell'elettorato moderato, se si può fare a meno di Casini. Al che uno dice diolupo, dopo sente Di Pietro che dice una cosa tipo: "Oh, ma oh, ma ghghghghg tanto va la gatta al lardo le mezze stagioni cca' nisciun è fess' " e poi posa gli occhialetti, ritorna in posizione eretta e dice tipo: "Ma io sono un moderato, ma che scherziamo! Io so' cattolico, vado a messa tutte le domeniche."

Io sono cattolico allora io sono moderato, mi pareva un'affermazione un po' così, d'azzardo. Allora, con lo spirito della scienza sperimentale mi sono armato di partitaiva, ho comprato un paio di bambini da un frocio qui dietro l'angolo, li ho legati per le zampe e mi sono recato presso il Santo Uffizio per chiedere in cambio un'intervista al capo di tutti i moderati, il Santo Papà. Come sapete, il Santo Papà non è solito prestare i suoi amabili ingegni alle domande, e nemmeno per quei capponi ha fatto un'eccezione. Intendiamoci, se li è presi, poi mi ha lasciato un biglietto da sotto lo stipite. Diceva: "No, a tutto". E niente, allora per essere sicuri ho cominciato a fargli le domande sui dei fogliettini — da dentro nel mentre venivan dei versi! — e lui man mano mi rispondeva da sotto.

"libertà di espressione?"
"no"
"libertà individuali?"
"no"
... specifico ...
"Pornografia, sesso protetto, sesso prematrimoniale, masturbazione, divorzio, aborto, famolo strano, orgasmo femminile, femmine, videogames, film al cinema, google, harrypotter, la partita alla domenica, i libri, matrimonio omosessuale?"
"no, no"
"la scienza? l'evoluzione, il libero pensiero, la ricerca, le cellule staminali, l'analisi preimpianto? il vaccino?"
"macché, no"
"la scuola pubblica?"
"no, meglio di no"
"la violenza? mai? mai mai?"
"mai. Porgi l'altra blabla"
"diritto a morire?"
"no"
"le femmine ha detto?"
"no, le femmine no"
"le tasse?"
"le tasse no"
"Niente niente?"
"Ma mica gli altri, gli altri sì. A noi no, niente"
"il riscatto sociale?"
"no, meglio di no."
"Il venerdì?"
"Pesce"

giovedì 16 settembre 2010

L'ignoranza è di conforto per le opinioni deboli.


Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete. Così apre un particolarissimo motore di ricerca del Colorado: lo scopo di SeekFind, nome che riprende dalla traduzione evangelica anglofona del passo di Matteo, è di fornire risultati che siano "God-honoring, biblically based, and theologically sound Christian". Di fornire soltanto quei risultati, vorrebbe più chiaramente dire la didascalia.

Così, se si cerca "Sex" il primo risultato conduce a un lungo pippone nonsense sul valore della verginità prematrimoniale, se si cerca "Jenna Jameson" ci dobbiamo invece accontentare della recensione "cristiana" del film "The Promotion", una pellicola di secondo piano nella quale però recita una tale Jenna Fischer, la quale per nulla somiglia alla nostra Jenna.

Se invece cerchiamo Charles Darwin, uno di quei pochissimi che sono riusciti a rivoluzionare con una teoria semplice la maniera di guardare al mondo, ecco che il punto di vista cristiano non manca di ricordarci, in tutti i suoi risultati, che la selezione naturale sarebbe una teoria in crisi:
today we know that natural selection is a deficient mechanism, even in light of genetic mutation. In fact, with the tremendous advances we've made in molecular biology, biochemistry and genetics over the past fifty years, Darwin's theory has become "a theory in crisis."
Analoghi motori di ricerca, per gli islamici — come dubitarne — e persino per gli ebrei stanno riscuotendo un crescente successo.

È questo il mondo che la religione vorrebbe che vedessimo, un mondo con un'unica verità consentita, privo di insidie intellettuali. Un mondo di imbecilli o babbei rinchiusi in una scatola opaca, che impedisce loro di accorgersi dell'abisso sul quale sono sospese le deboli idee che sono state loro propinate. Non si deve certo dimenticare che la Chiesa Cattolica arrivò a mettere all'indice dei libri proibiti persino la sua stessa Bibbia!

La forza delle idee si misura con la libertà di espressione, e questa piccola operazione metrica ve la lascio come compito a casa.

qua su FriendFeed

giovedì 9 settembre 2010

Sui miracoli

Il Dio immaginato dalle grandi religioni monoteistiche soffre di una decisa contraddizione: l'idea è quella di un Dio trascendente, eppure è necessario che esso possegga un rapporto col mondo, perché abbia un qualche carattere di esistenza.

Il Cristianesimo, in particolare, si fonda essenzialmente sul miracolo, e dunque sui miracoli. Il Miracolo è il Dio in terra, la resurrezione, e per questo l'intervento divino nel mondo è l'essenza stessa dell'idea di Dio che la dottrina possiede. Dunque, qualunque cosa ne dicano i teorici dei cosiddetti magisteri non sovrapponibili, è compito della scienza occuparsi di questo Dio fenomeno alteratore delle leggi naturali, osservabile attraverso i miracoli. Lasciate che d'ora in poi mi riferisca, per comodità, alla religione cattolica romana blabla, che è preponderante in termini culturali alle nostre latilongitudini. Si potrebbero fare discorsi analoghi, o comunque poco dissimili, in riferimento ad altri culti e credenze, e magari prima o poi qualcosa scriverò.

Ordunque, sebbene un credente di quelli nostrani debba, per definizione, credere nel Vangelo e nei miracoli relativi, egli può dubitare di tutti quegli altri che non sono nel mentre stati dogmatizzati ex machina. In genere la Chiesa istituisce delle commissioni pseudoscientifiche che dovrebbero imparzialmente valutare la consistenza miracolosa di un certo evento, al fine di somministrare ai fedeli, dopo un lungo processo di indagine, una bella pastiglia di extrafede che coadiuvi la necessaria preesistente disposizione a.

È comunque assai difficile indagare sul paranormale religioso. Poiché infatti nel paranormale classico -- tavolini che ballano, rabdomanzia, oroscopi -- ci si possono aspettare delle leggi ordinate che governino i fenomeni, tali da renderli riproducibili e osservabili sperimentalmente, nel paranormale religioso la Divinità, burlona, agisce in maniera tale che l'osservatore, che si ponga con metodo razionale critico nell'osservazione del miracolo stesso, è per capriccio divino ingannato nella sua ricerca, perché ad esso si contesta mancanza di fede. Il miracolo religioso è dunque sfuggente, per definizione non indagabile, se lo si vuole considerare con gli occhi del credente.

Dal punto di vista scettico, è necessario invece adottare un approccio non discriminatorio, sia che si tratti di indagare le proprietà mediche del quarzo rosa, sia che si tratti di verificare un fenomeno miracoloso di origine divina. Dal 1858 ad oggi, ad esempio, sono stati migliaia i supposti casi di guarigione per opera della madonna di Lourdes -- il fatto che esistano numerose madonne tutte diverse a seconda del luogo di apparizione, e che si possa a loro rivolgersi come se esse fossero entità indipendenti e discordanti è un curioso effetto del politeismo che è la vera religione praticata dalla gran massa dei fedeli cattolici -- esaminati dalla Chiesa. 67 di questi eventi sono stati dichiarati miracolosi, in una progressione numerica inversamente proporzionale alla conoscenza acquisita con il tempo dalla scienza medica: 37 miracoli sono quelli dichiarati nei primi cinquanta anni dall'apparizione (1858 - 1908), mentre soltanto 5 quelli dichiarati negli ultimi 50 (1960-2010), il più recente dei quali è stato riconosciuto nel 2005 per un caso che però avvenne nel 1952. Lo stesso (curioso) fenomeno si ritrova in generale, anche per quanto riguarda l'aspetto della "potenza miracolosa": i miracoli biblici o comunque quelli avvenuti in epoche assai remote sono decisamente più spettacolari e "improbabili" di quelli che invece la divinità dispensa nelle epoche recenti. Questo speciale carattere degli eventi miracolosi, tra l'altro, produce una palese discriminazione nei confronti, ad esempio, degli amputati i quali non possono sperare nella divina ricrescita del proprio arto -- sebbene possano soltanto in questo confidare nei prodigi dell'ingegneria biomedica -- a differenza dei ciechi o dei malati di cancro che beneficiano di tanto in tanto dei favori della lunatica Madonna (di Lourdes). Per sovrappiù, una rassegna del 1989 elenca 3000 guarigioni spontanee che nulla hanno a che vedere con la religione, e la letteratura medica è piena di articoli che trattano di remissioni spontanee da malattie ritenute incurabili -- guarigioni cosiddette inspiegabili -- che se fossero avvenute nei pressi di un qualche santuario sarebbero senza dubbio state dichiarate miracolose.

Quello che però rimane da chiarire è quanto sopravviverebbe della religione cattolica se, per ipotesi remota, con il progredire della scienza e della conoscenza della natura, gli eventi miracolosi cessassero del tutto. Sarebbe sufficiente un Dio completamente trascendente? Un Dio i quali miracoli sono consegnati alla storia, e che smetta di operare eventi miracolosi? Si dovrebbe dunque credere in un Dio che ha paura di essere smascherato? Perché invece Egli non opera un miracolo incontrovertibile e da tutti osservabile, che so, ad esempio una mucca sospesa a 3 metri da terra in mezzo a Times Square?

La scienza ha il dovere di occuparsi dei fenomeni naturali, e dunque i miracoli e per conseguenza Dio stesso, cadono nel suo campo d'indagine. Questa faccenda spaventa molto quei credenti che però rifiutano di buttare a mare il sapere scientifico in favore della Verità Rivelata. Essi sono anche coloro che ritengono di non aver bisogno dei miracoli per credere, e che di solito non credono ai miracoli non necessari. Essi addirittura sperano che i miracoli cessino del tutto, cosicché la scienza, la ragione, non abbia più la necessità e la possibilità di occuparsi di Dio. Quello che non capisco è perché dunque credere ai miracoli del Vangelo, che sono sicuramente più improbabili e generalmente peggio testimoniati, e dunque richiedono davvero uno sforzo di irrazionalità assai consistente.

lunedì 30 agosto 2010

Sulla morale

Ogni giocatore di poker sa che, indipendentemente dalla sorte, egli deve giocare la sua partita seguendo un certo numero di norme generali. La sua bravura consiste nell'adattare questa normativa generale ai casi particolari, valutando le conseguenze delle sue azioni, sia sulla sua propria reputazione che sulla ricompensa che esse produrranno in termini di vincita o perdita di chips, e la reputazione degli avversari secondo razionalità. A me piace pensare alla morale esattamente in questi termini, come un canone di principî da temperare nella realtà sulla base di quanto detto.

Per lungo tempo si è ritenuto, e molti lo ritengono tuttora, che la morale, al contrario, avesse origini divine, e altrimenti non si potesse giustificare. Una considerazione piuttosto singolare, che spesso si è risolta, e si risolve, nell'ammonimento attraverso l'uso di una fantastica punizione o ricompensa ultraterrena, da incassarsi dopo la morte. Questo ammonimento ricorda quelli altrettanto straordinarî e inverosimili che ogni genitore usa per condurre la prole all'età della ragione evitando che essa combini danni irreparabili. La speranza di ogni genitore, dunque, è quella che essi rimangano credibili sufficientemente a lungo da permettere la dissuasione dalle azioni, dirò, malvagie, dei bimbi imbecilli, poiché a essi è difficile inculcare una ragione superiore che giustifichi il bene al di là dell'immediato vantaggio, il quale è sovente sopravvalutato.

Qualunque cosa ne dicano le teologie più raffinate, è esattamente questo il meccanismo che in particolare la Chiesa cattolica e l'Islam nelle sue varie forme hanno usato per irretire e dominare gli istinti popolari votati all'irrequietezza della contingenza. Tale dominio era esercitato al fine perlopiù di garantire la convivenza: i monarchi traevano grandissima parte della loro autorità dall'investitura divina, e le scomuniche somministrate dai vari papi in numerosissime circostanze - le ultime di questo genere furono le ben tre scomuniche che ricevette Vittorio Emanuele II re d'Italia - costituivano un grave vulnus alla regalità del sovrano e all'autorità della quale egli godeva presso il popolo.

Man mano però che lo spirito del tempo cambiava, e si sortiva dall'oscuro obnubilamento della fanciullezza per accostarsi alle scienze sperimentali, alla filosofia razionale, gli inferni e le eterne dannazioni, insieme con i paradisi di vergini o le visioni estatiche di ineffabile descrizione hanno perso di efficacia. Oggi, è molto difficile convincere le persone a ben comportarsi con questo tipo di argomenti, e coloro i quali sbandierano il demonio e le fiamme eterne di fronte all'immoralità vengono considerati alla meno peggio degli eccentrici, o piuttosto matti da legare. Bisogna dire a tal proposito che l'Islam è oggi più capace di utilizzare questi strumenti di convincimento, ma soltanto dove un odierno medioevo culturale è presente, e soltanto attraverso il costante indottrinamento dalla fanciullezza in avanti.

Il ritenere che la morale abbia origine ultraterrena possiede un altro terribile aspetto: la pretesa che il giudizio morale possa essere avulso da qualsiasi contingenza, e che si possa giudicare la moralità sulla base assoluta delle leggi divine. Addirittura, a questo proposito le grandi religioni monoteistiche e alcune altre fanno riferimento a specifici canoni dedotti da testi, cosiddetti sacri, scritti in genere secoli fa. Questo atteggiamento, che è chiaramente retrogrado perché ritiene che ci si debba comportare come era ritenuto corretto comportarsi nell'età del bronzo, o giù di lì, conduce a una illiberalità di fondo, poiché, banalmente, la libertà è una conquista intellettuale relativamente recente, ed essa era assai poco valutata dagli "antichi" ai quali i testi sacri fanno riferimento.

I fenomeni di immoralità diffusa che sono odiernamente presenti possono essere comunque ricondotti alla palese inefficacia del deterrente religioso nel governare i comportamenti individuali. Ormai quasi nessuno più teme i gironi danteschi, e costoro non hanno però altro riferimento morale al quale riferirsi, né trovano ulteriori deterrenti nella legge civile, la quale in numerosissimi casi fornisce un bilancio fra ricompensa ricavata dall'aver agito immoralmente e pena generata dall'aver violato le regole che è comunque positivo. Inoltre, tutti i comportamenti immorali non normati sono comunemente praticati, né si vede la ragione per la quale essi non debbano essere praticati, conducendo i soggetti dell'agire a null'altro che una immediata ricompensa.

Una chiara responsabilità in questa mancanza ce l'hanno tutti coloro che hanno agito moralmente perché hanno trovato la loro morale al di fuori dell'infantilismo religioso, e che però non si sono adoperati perché culturalmente tutto ciò fosse dalla comunità riconosciuto. La potenza di una morale laica deve essere ora chiara: essa è in questa vita, non possiede propaggini ultraterrene.

Ciascuno per sé desidera la felicità, anzi, dirò che deve desiderare la felicità. Come può l'agire morale garantirla è questione non semplice da chiarire, ma che si fonda sul principio della reputazione. Chiunque di noi possegga uno spirito ricco sarà familiare con la sensazione di piacevolezza che è provocata dal riconoscimento del proprio valore nei suoi simili. Dico nei suoi simili per una ragione: l'obiezione più comune che può essere fatta alla "predicazione" di un rigore morale contingente è quella che, detta in uno slogan, i furbi fanno strada. Ebbene però quello spirito elevato del quale si parlava che cura dovrebbe avere se, per ipotesi, una scimmia lo giudicasse poco colto perché il colore della sua biblioteca non le è gradito? La ricompensa deve essere giudicata nella soddisfazione intellettuale, ed essa può essere assai più grande che un'automobile di grossa cilindrata, o una posizione lavorativa di tipo dominante. Inoltre, la cura con la quale si dovrà guardare alla propria reputazione presso i propri simili dovrà essere chiaramente assai più pronunciata di quella con la quale si guarda alla propria reputazione presso coloro che giudicano secondo parametri pseudomorali derivati dalle ricompense materiali.

Il costante, quotidiano, rigore morale è un esercizio assai oneroso, soprattutto perché, come ho detto, è molto difficile valutarne le immediate ricadute. La reputazione è un oggetto complesso da fabbricare, e assai fragile. Esso può rompersi per un'inezia, dopo magari anni di lavoro. Ciò nonostante, soltanto questo esercizio può garantire una vita soddisfacente, poiché l'unico piacere duraturo del quale disponiamo è la stima dei nostri simili e la frequentazione di essi sulla base del reciproco riconoscimento di valore.

Abbandoniamo dunque la fanciullezza acritica, rifiutiamo la perniciosa morale d'origine divina, e dedichiamoci a coltivare quest'altra, che è fondata nel mondo, ed è, meravigliosamente, umana.

una lunga discussione qui su FriendFeed

domenica 25 luglio 2010

Sulla storia e sulle fonti, una similitudine di un certo azzardo

Immaginate per un momento che Silvio Berlusconi sia incriminato, rinchiuso nelle patrie galere e infine, in prigionia, muoia in circostanze misteriose. Immaginate il clamore dopo la sua morte, con molti suoi fedelissimi che lo avevano già tradito e abbandonato, e molti altri invece, pochi in verità, riunitisi in una fondazione commemorativa con lo scopo di tramandare le sue gesta e il suo valore. Essi produrranno numerosi testi, anche non concordanti fra di loro, che narreranno in maniera parziale le sue gesta, riportando episodi non verificati che però renderanno quei testi agiografie edificanti. Essi avranno una fonte comune, però, in una biografia patinata che Berlusconi aveva inviato nelle case degli Italiani quando era ancora in vita. Supponete ora che si verifichi un'enorme cataclisma mondiale, come a esempio una guerra, o la vittoria di Beppe Grillo alle elezioni politiche. Intere nazioni distrutte, bombardamenti con bombe EMP che cancelleranno tutti gli hard disk dei server ove erano custoditi documenti storici, emeroteche digitali e tutto il sapere storico digitalizzato dell'uomo.

Alcune copie cartacee delle opere dei seguaci di Berlusconi però verranno rinvenute dagli archeologi, assieme a dei frammenti della fonte. Alcune di esse verranno rese sinottiche, verranno quindi tradotte e forniranno nuova linfa a delle sette di adoratori di Berlusconi che avevano trovato origine dopo la sua scomparsa. Numerose conversioni si verificheranno di fronte alla testimonianza scritta dei miracoli che l'unto dal Signore, il Cristo, aveva operato: la ricostruzione di una città dopo un terremoto, la sparizione dei sacchi di immondizia, la vittoria della Champions League con Pippo Inzaghi in attacco, la moltiplicazione della coca e delle escort. La nuova religione si diffonderà capillarmente nell'impero, fino a essere così praticata che sembrerà assurdo persino chiedere che le immagini di Berlusconi, appese in tutte le aule scolastiche del mondo, siano rimosse.

Che assurdità eh?

(nota per i vari Belpietro e compagnia: non è un post su Berlusconi e non ne desidero la morte, anzi spero che sopravviva a lungo alla sua rovina sebbene io non sia così ottimista)

giovedì 28 gennaio 2010

Oggi vi parlo di Gesù

Gesù, l'uomo, il mito. Gesù ne hanno scritto in tanti, perché a tutti gli effetti è un soggetto interessante. E' sicuramente paragonabile al Che, come impatto d'immagine, sebbene sia vissuto diversi anni prima.

Gesù non ha lasciato scritto niente, un po' come Socrate. Socrate, però, aveva un allievo che sapeva scrivere, e per questo conosciamo il pensiero e la poetica di Socrate, ed alcuni dettagli della sua vita, ad esempio che aveva una moglie megera, il che non è poco.

Al tempo di Gesù, c'è da dire, le città distavano tra di loro numerosi giorni di cammino nel deserto, non come da noi che le città distano tra di loro numerosi giorni di treno nell'asfalto. Questo fatto che a voi poveracci può parere una inezia, che vi farà borbottare davanti allo schermo perché non si viene al punto, eppure al tempo di allora a quelli lì non pareva un'inezia, soprattutto perché la reputazione che uno si costruiva era affidata ai mercanti coi calli ai piedi, o con i cammelli ai piedi coi calli ai piedi, insomma. Essi raccontavano un po' nelle città che visitavano, anche per vendere meglio la merce, una serie di fandonie mica da ridere, tipo il fatto che Bettega sarebbe tornato a far vincere la Juve, così potevano rimettere in scaffale la maglia di Del Piero. Bene.

A questo punto, al giorno d'oggi, c'è un sacco di gente che dice: "Gesù dice questo Gesù vuole quello", oppure, se vuole toccare le vostre corde, dice: "Gesù se non fai questo, o quello, piange". Lo legge, o lo ricava meglio, dal vangelo quello che Gesù era diceva voleva.

Il vangelo, perciò stesso, sarebbe come Gesù solo che scritto invece che scultura. C'è un fatto. Che, per esempio, il vangelo sono quattro, come le colonne che reggono la terra, e nemmeno tanto concordanti tra di loro. Perdipiù, non è che sono proprio quattro. Cioè quattro sono quelli che piacciono a certe chiese, cioè a certe assemblee di persone che con Gesù non hanno avuto nulla a che fare, nel senso che al tempo di Gesù loro l'avrebbero crocifisso proprio come tutti, insomma. Ad esempio, il vangelo di Matteo non lo ha scritto Matteo, e questo mi pare ovvio, ma un anonimo del I secolo, in greco. Questo Vangelo è quello che ci tiene a ribadire che Gesù era ebreo, senza la punta dell'uccello e tutto il resto.

Il Vangelo di Marco, guarda un po', è di autore anonimo anch'esso. Copiato da due fonti, pure questo data fine primo secolo, e la sua caratteristica più importante è che l'autore ci tiene a ribadire che i discepoli erano tutti babbei. Questo vangelo fu scritto per i non ebrei, infatti è assai didascalico e spiega dettagliatamente un sacco di inutili tradizioni del popolo eletto.

Il Vangelo di Luca fu scritto attorno al 90. Sì, dopo Cristo, sciocchi. Da uno coi soldi cristiano romano, lo stesso che ci ha triturato le palle con gli Atti degli Apostoli che nessuno legge per via della mancanza di effetti speciali considerevoli, se non qualche apparizione ogni tanto. Questo Vangelo parla di ottimismo e Spirito Santo, e con tutta probabilità fu commissionato dalla Euronics.

Infine il Vangelo di Giovanni, che non descrivo per via della tendinite al polso sinistro che mi tedia. Tendinite da chitarra, non da seghe, per via che è al polso sinistro.

Tutto questo per dire che in fondo Gesù boh chi lo conosce, chi lo sa se era uno buono oppure sempre coi cazzi girati. Se era uno colla testa a posto oppure uno che girava colla sua banda di briganti a terrorizzare le vecchiette e fare lo scherzone del citofono. Questo non lo si sa, non si sa nemmeno se fosse etero o gay, e se dovessimo giudicare dalla compagnia della quale si circondava, beh, aposiopesi.

Una cosa dovrebbe insospettire, questo sì. Alla fine tutti scelgono Barabba.

martedì 8 dicembre 2009

Natale

Natale è la storia di uno che nasce che già sa che muore a 33 anni suonati. Che praticamente un sacco di tempo addietro c'era stato uno screzio fra un tale fruttarolo e due suoi dipendenti, e siccome il fruttarolo non era tipo da mandarle a dire, allora aveva maledetto tutti quanti, pure quelli che ancora dovevano nascere. Per questo motivo, dopo un po', decide di risolvere la situazione che era diventata piuttosto trista e allora ammazza il figliolo suo, che pure non c'entrava niente, e che sarebbe il tipo che nasce a Natale. Questa storia gli uomini tempo dopo l'hanno chiamata Giustizia.

venerdì 6 novembre 2009

Amena raccolta di sciocchezze

Meccanismi democratici:

"che si proponga agli italiani a questo punto se vogliono che il loro paese sia uno stato laico, o uno stato laico di impronta cristiana o uno stato cristiano. La maggioranza dovrebbe avere ragione no?!" Ale Meda

Cattolicesimo, ovvero ecumenismo

"Se gli da fastidio si girano dall'altra parte,nessuno gli chiede di mettersi in ginocchio o di pregare,ma non dobbiamo perdere le nostre tradizioni e quelle legate al crocifisso come il Natale e la Pasqua." Antonello Acciaro seguito a ruota da
"ma dove è finita quella bella usanza che è la maggioranza che decide le minoranze che si adeguino a casa loro possono fare cio che vogliono". di Vittorio Berti Lorenzi

Per chi è italiano autentico seguito da costruzioni grammaticali ardite:

"Nessuna famiglia in ITALIA ha il diritto di chiedere che si TOLGHI il crocifisso nelle scuole...."
Alessandro Soldati
"Io dico si al crocifisso... perchè noi abbiamo le nostre simbologie come gli altri hanno le loro ......e quindi noi si deve accettare le loro .....e gli altri devono rispettare le nostre......e quindi dico ogni religione o ideologia deve rispettare i luoghi nel quale soggiorna" Mariapina

Motivazioni forti:

"Secondo me il crocifisso deve essere presente in tutti i luoghi pubblici semplicemente perchè in Italia c'è il Vaticano !!"
Manuel Bortolato

A chi si vuol somigliare:

"Io sono stato nei paesi arabi ,ebbene non si potevano mostrare simboli cristiani , perchè ora dobbiamo accettare che nel nostro paese si debba accettare una limitazione così grave della nostra libertà di essere CRISTIANI" - Roberto Napoletti

giovedì 5 novembre 2009

Carità cristiana

C'è voluta la storia del crocifisso per rimediare ancora una volta alla favoletta della tolleranza e della carità cristiana, ma andiamo con ordine.

Come ci è finito il crocifisso nelle sale scolastiche? Ce lo ricorda la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo:

L’ obbligo di esporre il crocifisso nelle aule risale a un’epoca precedente all’unità d’Italia.

Infatti, l’articolo 140 del Regio Decreto n. 4336 del 15 settembre 1860 del Regno di Piemonte e Sardegna stabiliva che «ogni scuola dovrà senza difetto essere fornita (…) di un crocifisso».

Nel 1861, anno di nascita dello Stato italiano, lo Statuto del Regno di Piemonte e Sardegna diventava lo Statuto italiano.

Enunciava tra l’altro che che «la religione cattolica apostolica e romana (era) la sola religione d Stato. Gli altri culti esistenti (erano) tollerati in conformità con la legge».

La presa di Roma da parte dell’esercito italiano, il 20 settembre 1870, a seguito del quale Roma fu proclamata capitale del nuovo Regno d’ Italia, causò una crisi delle relazioni tra lo Stato e la Chiesa cattolica.

Con la legge n. 214 del 13 maggio 1871, lo Stato italiano regolamentò unilateralmente le relazioni con la Chiesa ed accordò al Papa un certo numero di privilegi per lo svolgimento regolare dell’attività religiosa.

All’avvento del fascismo lo Stato adottò una serie di circolari miranti a fare rispettare l’obbligo di esporre il crocifisso nelle aule.

La circolare del ministero della Pubblica istruzione n. 68 del 22 novembre il 1922 recitava: «In questi ultimi anni, in molte scuole primarie del Regno l’immagine di Cristo ed il ritratto del Re sono stati tolti. Ciò costituisce una violazione manifesta e non tollerabile e soprattutto un danno alla religione dominante dello Stato così come all’unità della nazione. Intimiamo allora a tutte le amministrazioni comunali del regno l’ordine di ristabilire nelle scuole che ne sono sprovviste i due simboli incoronati della fede e del sentimento patriottico».

La circolare del ministero della Pubblica Istruzione n. 2134-1867 del 26 maggio 1926 affermava: «Il simbolo della nostra religione, tanto per la fede quanto per il sentimento nazionale, esorta e ispira la gioventù che nelle università e negli altri istituti superiori affina il suo spirito e la sua intelligenza in previsione delle alte cariche alle quali è destinata».

L’articolo 118 del Regio Decreto n. 965 del 30 aprile 1924 (regolamento interno degli istituti d’istruzione secondari del Regno) recitava: «Ogni scuola deve avere la bandiera nazionale, ogni aula il crocifisso e il ritratto del Re».

L’articolo 119 del Regio Decreto n. 1297 del 26 aprile 1928 (Approvazione di regolamento generale dei servizi d’insegnamento elementare) stabiliva che il crocifisso era fra «le attrezzature e materiali necessari alle sale di classe di scuole».

Le successive leggi nazionali Italiane non hanno mai abolito queste due disposizioni rimaste dunque sempre in vigore e applicabili al caso di specie.

Dunque parliamo di decreti di fine Ottocento ripristinati durante il ventennio fascista, e stiamo parlando di uno Stato che riconosceva che "la religione cattolica apostolica e romana (era) la sola religione di Stato. Gli altri culti esistenti (erano) tollerati in conformità con la legge". Nel frattempo le cose sono cambiate, e la Costituzione della Repubblica Italiana promulgata il 1° gennaio del 1948 ed attualmente in vigore, al contrario, sancisce quello che segue:
art.3 (1) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
art.7 (1) Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
art.8 (1) Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Questi tre articoli riassumono il concetto ormai usurato di laicità. Poiché lo Stato deve mantenersi equidistante e garante di tutti i cittadini, non potendo distinguere questi per il loro credo, deve alla stessa maniera considerare le religioni ed i personali convincimenti aventi pari dignità.

Questa pari dignità è garantita esponendo il crocifisso in un luogo pubblico di istruzione?
Per rispondere a questa domanda è necessario chiedersi quale significato positivo risiede nell'esposizione in un luogo deputato all'istruzione pubblica di uno specifico simbolo, qualunque esso sia. Non è ovviamente sufficiente addurre motivazioni negative, poiché si sta proponendo qualcosa: non è sufficiente, vale a dire, affermare che "siccome c'è sempre stato, perché toglierlo". A questa domanda il governo ha dovuto rispondere nella sua difesa presso la Corte dei Diritti. Queste sono le motivazioni prodotte:

1 - Se il crocifisso è certamente un simbolo religioso, riveste tuttavia anche altri significati. Avrebbe anche un significato etico, comprensibile ed apprezzabile indipendentemente dall’adesione alla tradizione religiosa o storica poiché evoca principi che possono essere condivisi anche da quanti non professano la fede cristiana (non violenza, uguale dignità di tutti gli esseri umani, giustizia, primato dell’individuo sul gruppo, amore per il prossimo e perdono dei nemici).

Dunque il crocifisso va a posto non come simbolo religioso, ma come emblema di una cultura fondata sulla non violenza, sulla pari dignità, sulla giustizia, sul primato dell'individuo, sull'amore per il prossimo e sul perdono dei peccati. Andando con ordine, chiunque abbia una minima conoscenza della cultura prima cristiana e poi cattolica, sa che la pari dignità fra ebrei e "gentili" è un mito, così come tutt'oggi è un mito la pari dignità fra donne ed uomini. Inoltre, la religione non prevede affatto pari dignità fra credenti e non credenti.

In secondo luogo, parliamo di giustizia. La stessa storia evangelica è il supremo simbolo di ingiustizia per il nostro comune sentire il diritto: un essere onnipotente sacrifica il suo figlio, non molto convinto, per riparare ad una colpa commessa da altri che ricade di generazione in generazione. Dunque si espia una colpa per il tramite di una pena comminata ad un innocente. Quale tribunale considererebbe questa storia esempio di giustizia?

Il primato dell'individuo, di nuovo, cozza con i Vangeli, che sono l'unica testimonianza, tra l'altro della figura di Cristo, sebbene una testimonianza assolutamente priva di credibilità storica. L'individuo si annulla di fronte alla suprema autorità divina, ed è lo stesso Cristo, sulla croce, che giudica conoscendo tutto chi sarà salvato e chi no. D'altronde è connaturato nella stessa religione il principio di totalitarismo. Nessuna religione positiva può accettare il primato dell'individuo come valore.

Per quanto riguarda l'amore per il prossimo e per i nemici, mi basterà citare uno dei tanti commenti dei sostenitori del crocefisso, che evidentemente li ha ispirati in tutt'altri valori:

Stato laico un cazzo. La costituzione scritta dalle zecche comuniste non ha alcun valore e presto sarà cambiata. L’Italia è uno Stato Cristiano per tradizione ultra-millenaria. Chi tocca il Crocefisso (ma anche solo chi mette in discussione la cosa), Polonio-210 subito. La cagna finlandese è e RESTA finlandese: altro aspetto della costituzione che verrà cambiato. Non è con un timbro che si diventa Italiani.

od anche:

FUCILAZIONE PER I TRADITORI DELLA TRADIZIONE!

[to be continued...]


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lunedì 7 settembre 2009

Agnostici: cresciutelli per credere a Babbo Natale.


Vi sono molti fenomeni ancora non del tutto spiegati in natura. C'è chi vede dei misteri, dei miracoli addirittura, nello sbocciare di un fiore, nel nascere di una vita, o nel diploma di liceo classico di Gasparri. Alcuni altri credono negli angeli, nei fantasmi, o nella natura soprannaturale delle poppe di Cristina del Basso. C'è chi si meraviglia della moltitudine dei pianeti, chi della moltitudine di cagate dette da Benedetto decimosesto nell'ultima enciclica.

Eppure un ancor più grande ed irrisolto mistero è quello che più mi tormenta: il misterioso essere chiamato agnostico. Questo essere chimerico rivela le sue reali sembianze in alcuni rarissimi momenti, nei quali soltanto i più abili cacciatori sono in grado di intercettarlo, per porgli alcune questioni.

Cacciatore di agnostici: "toh, un agnostico!"
Agnostico: "no no. Agnostico razionalista!"
C: "ah, beh"
A: "già uhm"
C: "posso farti qualche domanda, agnostico?"
A: "certo, però sappi che non so se mi esprimerò"
C: "bene. Proviamo con quelle semplici. Tu ci credi a Babbo Natale?"
A: "No, certo"
C: "no?"
A: "no. Forse, uhm. No, non quello comunemente inteso"
C: "ah..."
A: "cioè no, non ci credo."
C: "e perché?"
A: "cioè, dici quello dei bambini che porta i doni? no, è una fandonia per bambini"
C: "puoi dimostrare che non esiste?"
A: "certo! Cioè, no, voglio dire, è impossibile"
C: "improbabile"
A: "ok, come ti pare, improbabile"
C: "eppure possibile"
A: "sì certo. Tutto è possibile"
C: "però non ci credi. Non esiste"
A: "no, certo. A meno che non mi compaia davanti."
C: "interessante. E Dio?"
A: "Dio non lo so. Può essere. Non posso esprimermi. Non si può provare né che esiste né che non esiste. Magari era lì prima del big bang"
C: "uhm. Secondo te tra Dio e Babbo Natale chi è più forte? voglio dire, chi vince?"
A: "come, in che senso?"
C: "nel senso, a botte, chi vince?"
A: "che domande!"
C: "secondo me vince Dio, voglio dire. I superpoteri di babbo sono davvero ridicoli rispetto a quelli del boss"
A: "questo sì"
C: "vale a dire, se Babbo è improbabile, Dio lo è ancora di più. Nemmeno nei fumetti Marvel c'è il supereroe imbattibile"
A: ".... non mi esprimo"
C: ""

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mercoledì 12 agosto 2009

Ateismo - Frequently Asked Questions

Molto spesso sento parlare a sproposito dell'ateismo, anche da uomini che dovrebbero essere istruiti, se non altro sull'argomento. Mi riferisco ad esempio alle numerose dichiarazioni del Pontefice, e delle sue appendici pastorali, ma anche di esponenti di ogni sorta della società civile con i quali mi trovo alle volte a discutere. Per rimanere nello specifico, ad esempio, il signor Ravasi, detto monsignore, ha parlato di "idolatria" e di "indifferenza, di superficialità, di banalità: è quasi una sorta di ‘gioco di società’ il negare Dio". Addirittura un tale psichiatra intervenuto su Avvenire ha distinto i "non credenti" dagli atei, affermando che questi ultimi, a differenza dei non credenti che aspettano una qualche esperienza diretta con l'aldilà, sarebbero "contro" Dio.

Per questo motivo sarà forse utile sgomberare il campo con una serie di risposte alle domande più frequenti che vengono rivolte ad un ateo, così che io abbia un riferimento costante nel futuro, e risparmi un po' di fatica.

Cosa significa "ateo"?

Ateo deriva dal termine greco àtheos, composto di alfa privativa e thèos, Dio. Dunque colui che nega l'esistenza di Dio.

Dunque l'ateo ha bisogno di Dio per negarlo? Il termine non ha una connotazione negativa?
E' vero, il termine non ha una connotazione positiva. Tutto ciò è dovuto ad una tradizione religiosa della quale la lingua risente. Questo però non significa affatto che non esista un sistema morale positivo improntato all'ateismo. Proprio questo motivo ha condotto alcuni umanisti e razionalisti a costituire un movimento, "The Brights", che mira ad introdurre il termine "Bright" per caratterizzare chi si riconosce in una visione del mondo naturalistica, libera da qualsiasi elemento superstizioso e sovrannaturale.

In ogni caso, l'ateismo non rimane comunque una fede?

La fede è la credenza in qualcosa in assenza di prove. Non la non credenza. Il razionalismo, che conduce all'ateismo, rigetta la fede come valore morale, ed è dunque l'antitesi stessa al metodo fideistico. L'ateo, il razionalista, agisce secondo e propone un metodo per giudicare la realtà che lo circonda: credere soltanto ciò che è ragionevole sulla base dell'esperienza, e conservare il dubbio. Non credere in assenza di prove. Rivedere le proprie convinzioni se esistono nuovi elementi che le mettano in crisi.

Cosa c'è di sbagliato nella fede?

Come ho detto, avere fede significa "il credere in determinati concetti o assunti basandosi sull’autorità altrui o su una convinzione personale più che su prove obiettive" (De Mauro). In questo caso significa basarsi sul "sentito dire" oppure riporre fiducia cieca in uno sconosciuto. Chi considererebbe virtù della vita quotidiana queste caratteristiche? Se una madre affidasse suo figlio ad un passante, avendo fede che lo tratterà bene, non la dovremmo giudicare incapace di allevare suo figlio? Un giornalista che scrive un articolo sulla base di una sua convinzione personale non suffragata da alcuna prova, senza verificare i fatti proposti, sarebbe un buon giornalista? Eppure accettiamo senza problemi la fede religiosa come virtù, addirittura una virtù teologale, assieme a carità e speranza. Si dice anche che la fede religiosa va rispettata. Eppure non consideriamo rispettabile un fedele islamico convinto che uccidere i pagani lo condurrà a godere di vergini nell'aldilà, o di grappoli d'uva a seconda della traduzione. Questo c'è di sbagliato nella fede, che è intrinsecamente integralista e aliena al confronto. Di fronte all'esperienza, ai fatti, il fedele non muta opinioni. Potremmo affermare che la tolleranza liberale esiste nonostante la fede.

Mettiamo da parte la fede, come la mettiamo con i miracoli?Anche qui, bisogna ricorrere al metodo razionale, e giudicare sulla base dei fatti. I grandi miracoli, quelli da cento punti direbbe Troisi, risalgono indietro nella storia fino a perdersi nella leggenda. Non possono essere considerate certo prove le testimonianze di parte delle sacre scritture, così piene di incongruenze da essere fonte inaffidabile persino per eventi storici altrimenti certi, come la successione dei governatori romani, e via di seguito. Di contro, i "miracoli" recenti sono assai poco spettacolari e verificabili. Sarebbe davvero clamoroso veder ricrescere un arto ad un amputato, invece, guarda caso, troviamo soltanto miracoli da "cinquanta punti", tutti facilmente falsificabili. Inoltre, di fronte a eventi inspiegabili, l'atteggiamento del credente, che si contenta di attribuire a Dio l'opera miracolosa, non giova al progresso della conoscenza, che richiede invece uno sforzo investigativo atto a scovare o modificare le leggi naturali che regolano il fenomeno inspiegabile. Pensate ad esempio alle malattie. Se si credesse all'origine soprannaturale dei mali, sarebbe del tutto inutile fare della ricerca medica che scopra le reali naturali motivazioni di una malattia, e saremmo condannati tutti a morire di influenza o di polmonite per causa di Dio.

Le prove saranno insufficienti, ma se Dio esistesse veramente non sarebbe meglio credere per precauzione?
il famoso argomento di Pascal può avere una serie di risposte differenti. La prima, quella più "umanistica", è riassunta dalla citazione di Flores D'Arcais che compare anche nella colonna di destra del blog: "
Dobbiamo prendere sul serio Pascal, e scommettere sulla finitezza. Non ci sarà mai dato un dopo, infatti, nel quale scoprire che abbiamo una vita sola. Possiamo viverla così oggi, o mai più. Alienazione è il rifiuto di accettare la nostra condizione di finitezza". Si può infatti ribaltare la scommessa, e pensare dunque che se la vita fosse davvero solo questa, sprecarla sarebbe il peggior evento che si potesse verificare.

La seconda risposta è che l'ipocrisia di credere per scommessa, al fine di ottenere il massimo risultato, sarebbe un peccato ancor più grave che non credere. La terza risposta, la più ovvia, è che non si può "decidere" di credere, se non si crede. Se si fa finta, supposto un Dio onnisciente, Egli se ne accorgerà, e dunque saremmo comunque dannati.

Eppure molti filosofi hanno dato delle dimostrazioni ontologiche dell'esistenza di Dio. Anche quelle sono errate?

Le dimostrazioni ontologiche dell'esistenza di Dio sono tutte dimostrazioni a priori, che fallano in una qualche parte delle loro inferenze, o definizioni. In generale c'è sempre da fidarsi poco di ragionamenti che dimostrino qualcosa di fisico senza ricorrere a nessun dato empirico. Prendiamo per tutte la dimostrazione di Anselmo d'Aosta, che sembrò quella più convincente.
Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. [...] E questo ente esiste in modo così vero che non può neppure essere pensato non esistente. Infatti si può pensare che esista qualche cosa che non può essere pensato non esistente; e questo è maggiore di ciò che può essere pensato non esistente. Onde se ciò di cui non si può pensare il maggiore può essere pensato non esistente, esso non sarà più ciò di cui non si può pensare il maggiore, il che è contraddittorio. Dunque ciò di cui non si può pensare il maggiore esiste in modo così vero, che non può neppure essere pensato non esistente.
Detto in parole povere, siccome riusciamo a pensare Dio, e l'esistenza è meglio della non esistenza, allora Dio esiste. La prima obiezione a questo "ragionamento" arrivò da Kant, che fece notare come non è per nulla scontato che l'esistenza debba essere "maggiore" della non esistenza. L'obiezione più immediata che invece viene in mente è che non tutto ciò che si pensa esiste per il solo fatto che si riesce a pensarlo. In particolare Dio è l'estremizzazione dell'uomo: come ci fa notare la Bibbia, l'uomo fece Dio a sua immagine e somiglianza.

Possibile che miliardi di credenti in tutto il mondo si sbaglino?

Possibilissimo. In particolare alcuni biologi ci hanno fatto notare che ci siamo evoluti per essere tendenzialmente creduloni. La religione è un "effetto collaterale" di questa necessità evolutiva, che prediligeva la creduloneria allo scetticismo. Questo perché era sempre meglio credere che ci fosse una tigre, anche quando era magari solo il vento, e così salvarsi in ogni caso.

Se si può concordare che non esistano prove dell'esistenza di Dio, non si può nemmeno provare la sua inesistenza. Non è razionale dunque dichiararsi agnostici?

L'equivoco nasce dal fatto che si considera una "simmetria" fra l'assenza e la presenza di prove. Ma non è così. E' invece ragionevole comportarsi in maniera da negare tutto ciò che non è stato provato, o che comunque sia in una qualche misura probabile in base alle prove in possesso. A questo proposito torna utile il paradosso della teiera di Russel: immaginiamo che esista una teiera orbitante fra Marte e Giove, troppo piccola per essere rilevata da qualsiasi strumento esistente. L'agnostico dovrebbe dire: "mi dichiaro agnostico riguardo la teiera orbitante", ma sarebbe molto più ragionevole dire che la teiera non esiste, a meno di prove contrarie. Ancora, perché l'agnostico non si dichiara tale anche di fronte al Mostro volante di spaghetti? Non ci sono prove della sua inesistenza, e nemmeno dell'inesistenza degli unicorni rosa a propulsione nucleare. O delle Winx, per la gioia delle bambine. O di Babbo Natale, che è già più probabile di Dio. Chi ha il coraggio di dichiararsi agnostico sulle Winx, o su Santa?

Dichiararsi agnostici è ancor più irragionevole che dichiararsi credenti, dal momento che si può supporre che il credente, e molti l'affermano, abbia avuto una qualche esperienza diretta con Dio, sebbene sia logico credere che abbia frainteso (l'utilizzo di droghe, privazioni corporali o carenza d'ossigeno di molte religioni è un indizio forte).

Senza Dio, che motivo ci sarebbe per essere buoni? Lo diceva anche Dostoevskij...
La leggenda degli atei cattivi poggia su alcune falsità e fraintendimenti che periodicamente vengono spacciati dal Santo Padre e i suoi accoliti, per dimostrare l'incontrovertibile verità, secondo loro, che Dio sia l'unica e sola origine della moralità. Se invece guardiamo ai fatti, potremmo portare alcuni dati all'attenzione dei religiosi:
  • secondo alcuni test condotti su un campione di persone sia religiose che atee, non esiste alcuna differenza in ciò che si ritiene giusto o sbagliato.
  • le nazioni più religiose sono anche quelle più arretrate e violente.
  • se Dio fosse l'unico motivo per comportarsi bene, allora tutti coloro che lo credono se Dio non ci fosse sarebbero degli stupratori assassini o peggio. Potremmo dire, avrebbero bisogno di più polizia, non di più Dio. Ridurre Dio ad un poliziotto è un po' squallido.
  • se prendessimo la Bibbia come fonte di ispirazione per la nostra moralità, troveremmo morali molte cose turpi, come il genocidio, la guerra religiosa, lo stupro dei propri figli, l'assassinio dei propri figli, e molte altre cose. Per fortuna non lo facciamo.
Infine, viene ribadito, soprattutto da Ratzinger, che i regimi più tremendi del Novecento, il nazismo e lo stalinismo, abbiano tratto la loro malvagità dal loro ateismo.

Il fatto che Hitler fosse credente o no è controverso. Ebbe momenti di fervido cristianesimo, come momenti di odio per la religione ufficiale (mai si pronunciò contro Cristo o Dio in quanto tali). E' però falso far passare la Germania come una nazione in mano ad un manipolo di atei manigoldi, ed è più corretto riferirsi ad essa come una nazione assai religiosa, nella quale la Chiesa giocò un ruolo importante per l'affermarsi del nazismo, come in Italia per il fascismo, d'altronde. Sembra che l'ossessione di Ratzinger per il "nazismo ateo" abbia più a che fare con i suoi trascorsi che con una vera storicità.

Per quanto riguarda Stalin, è certo che egli fosse ateo. E' altrettanto vero però che la "fede" nel comunismo dei suoi "adoratori" non discosta molto dalla fede religiosa, come testimoniano alcuni scritti agiografici, e le numerose immagini votive del dittatore sparse in ogni pubblico luogo.

Infine, esiste una morale laica, che non trae origine divina, ma parte da considerazioni di carattere etico, di ottima convivenza civile. Basti pensare alla tolleranza, di origine illuministica, o al senso della privacy, della privatezza, che le religioni non contemplano.

lunedì 10 agosto 2009

I giochi di carte mi garbano...

Una società danese, la Dema Games, ha recentemente lanciato un gioco di carte assai originale e interessante che ha fatto infuriare la Chiesa ed in particolare l'Opus Dei. Infatti il gioco si chiama "Opus-Dei: existence after religion". L'ambientazione è un futuro senza religione, i giocatori, che rappresentano "Zeitgeist" rivali, devono sfidarsi a colpi di razionalità per costruire un mondo etico, morale e significativo.
All'Opus Dei, che non è marchio registrato in Danimarca, la cosa non è andata giù.

Il gioco è acquistabile online, e credo proprio che spenderò il ragionevolissimo prezzo di 27 euro (compresa spedizione).

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sabato 20 giugno 2009

Intervista a radio radicale.

Tempo fa scrissi un articolo sui risultati della commissione di inchiesta irlandese riguardo il sistema di accoglienza dei minori abbandonati ad opera delle congregazioni religiose, e le violenze perpetrate. A tal proposito sono stato intervistato da radio radicale.

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venerdì 22 maggio 2009

L'articolo sul documento della commissione d'inchiesta irlandese sui "preti pedofili"

Torno a scrivere un post velocissimo per segnalare il mio articolo su The Populi, riguardo i casi di pedofilia endemica nelle strutture di accoglienza di minori gestite da religiosi in Irlanda. Lo trovate qui: http://www.thepopuli.com/2009/05/la-pedofilia-in-irlanda-tutti-gli-abusi-del-clero/

giovedì 7 maggio 2009

Paradossalmente...

Come sappiamo, il cav. Silvio Berlusconi è nel bel mezzo di una crisi familiare, condita in salsa politica, con contorno di religiosità. Passando ad assaporare il contorno, mi è venuta in mente una curiosità. Sappiamo che il quotidiano dei vescovi si è espresso con veemenza sulla vicenda, criticando duramente il presidente. Eppure se egli divorziasse, la congregazione per la dottrina della fede ci fa sapere che rientrerebbe a pieno titolo in possesso del diritto di gustare la carne del redento.

"Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione"

Il rinato cattolico non dovrebbe dunque più fermare la mano del vescovo nell'atto di porgergli la comunione.

Ringraziando l'anonimo ne l'Oracolo di Wikipedia in italiano, per il suggerimento, e RobertoReggi per la risposta.

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martedì 5 maggio 2009

Il papa: "il mondo non ascolta i preti"

copyleft GNU



Il papa, ordinando alcuni presbiteri, ha espresso la sua preoccupazione per la scarsa attenzione che il mondo presta al messaggio della Chiesa, dove per Chiesa egli intende gerarchia vaticana.
il "mondo" – nell’accezione giovannea del termine – non capisce il cristiano, non capisce i ministri del Vangelo. Un po’ perché di fatto non conosce Dio, e un po’ perché non vuole conoscerlo. Il mondo non vuole conoscere Dio, per non essere disturbato dalla sua volontà e perciò non vuole ascoltare i suoi ministri; questo potrebbe metterlo in crisi.

Pur disponendo dunque di enormi spazi mediatici, Benedetto XVI considera il messaggio della Chiesa ancora poco incisivo nella mondanità, accorgendo in questa una progressiva profanizzazione e, secondo lui, perdita di valori. Ricordo che la presenza delle gerarchie vaticane in televisione supera di gran lunga numerose altre istituzioni anche importantissime, come la presidenza della Repubblica, ad esempio.

A proposito leggevo uno splendido libretto di Stefano Rodotà, "Perché Laico", edito da Laterza e venduto al prezzo di 15 € - mai soldi meglio spesi - nel quale si affronta in maniera illuminata fra i tanti il problema della considerazione che un paese laico deve concedere agli interventi ed alle rivendicazioni religiose, ed in particolare a quelle più influenti, ovvero quelle vaticane.
[L'eccezione italiana] trova rinnovate e fortissime radici nel fatto che la gerarchia vaticana dichiara esplicitamente di considerare l'Italia terra di missione, base territoriale dalla quale ripartire per una nuova reconquista (corsivo nel testo n.d.A.) di un mondo che si è venuto progressivamente scristianizzando proprio in un tempo in cui la religiosità conosce un inedito rilancio.

Stefano Rodotà, Perché Laico, pg. 16

Ed è infatti vero che sebbene il messaggio cattolico ortodosso, per chiamarlo così, abbia perso gran parte della sua forza, non è lo stesso per il bisogno religioso in genere, motivo per cui sempre più spesso si è di fronte a religioni "fai da te", assemblate variamente con credenze recuperate qua e là, come le pratiche new age, l'omeopatia, l'astrologia, e via dicendo (le scie chimiche, il complotto del signoraggio, quello dell'11 settembre, gli alieni, nibiru, i maya e il 2012, le cure "naturali" . . .).
... dietro la critica a un'inesistente pretesa di ricacciare la religione nella sfera privata, si affaccia la richiesta imperativa di fare del cattolicesimo la sola religione civile

ibidem, pagine successive

Le istanze religiose infatti, in un paese laico, non devono godere che dei medesimi privilegi che si riservano ai contributi filosofici, artistici e letterari al dibattito democratico. Non si può pensare ad una sorta di autorità morale che collochi i principi religiosi prima di tutto.
Ora, in Italia, si manifesta concretamente il rischio di un allineamento a un "indirizzo etico dominante", di cui la Chiesa sarebbe unica depositaria. Non é un caso che, nelle discussioni pubbliche, quando si devono individuare principi di riferimento, i richiami alle encicliche dei pontefici sempre più spesso oscurino o cancellino del tutto quelli agli articoli della Costituzione.

ibidem, pag successive

L'unica soluzione possibile a questo conflitto si trova nella pari dignità, come già detto, di tutte i contributi sociali al dibattito civile.

E' forse più vero che il messaggio delle gerarchie vaticane è antiquato e superato, non solo rispetto al mondo ed alle innovazioni tecnologiche, ma anche e soprattutto rispetto alle stesse istanze della Chiesa cattolica, ovvero dei fedeli che la compongono. La fossilizzazione delle gerarchie al messaggio evangelico così come fu rielaborato nei secoli, introducendo incomprensibili dogmi in esso, piuttosto che una necessaria attualizzazione, non può che condurre ad una perdita di significato dello stesso in un mondo ove oggi è possibile riprodurre la vita in laboratorio, come anche distruggerla tutta in un sol colpo. In un mondo dove la tecnologia ha concesso una sorta di potere divino all'uomo, la religione deve saper intervenire nel dibattito pubblico in maniera radicalmente diversa.
[...] dal mondo dei laici non vengono soltanto critiche o ripulse di fronte a usi troppo mondani della fede, ma anche domande che riguardano il modo in cui la Chiesa guarda sé stessa e si definisce rispetto al Vangelo. Non sono tentativi obliqui per ricacciare la fede nel privato e la Chiesa nelle sagrestie, come troppo spesso e con nessun rispetto della realtà si continua a dire da parte dei vertici delle gerarchie ecclesiastiche. Vi è, al contrario, il riconoscimento e la sollecitazione di una presenza nel discorso pubblico che non metta tra parentesi il contributo profondo che la religione può dare.

ibidem, pag. 8

immagine rielaborata rilasciata sotto licenza copyleft GNU - testo completo della licenza, link all'immagine originale.

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venerdì 10 aprile 2009

Terremoti umani

immagine protetta da copyright
Si può chiacchierare quanto si vuole sulla previsione dei terremoti, quello che per ora sappiamo è che la terra trema, rilascia energia, ogni tanto, di più in alcune zone, di meno in altre. Lo sanno tutti. Dopodiché la scimmia sull'albero se ne preoccupa poco, noi che ci siamo costruiti dei gusci di cemento dove vivere ce ne preoccupiamo un po' di più. C'è che si interroga sulla natura divina delle disgrazie umane, chi ringrazia l'Altissimo perché la madonnina di Onna è rimasta in piedi, chi si ritiene miracolato di essere ancora vivo, come se fosse più meritevole degli altri che sono morti, chi si appella alla settimana santa e alla passione di Cristo.

La questione è una: il terremoto è un fatto naturale; leopardianamente, alla natura non frega un cazzo se noi vogliamo abitare in case di cemento piuttosto che sotto una capanna di paglia. La terra trema perché la crosta si muove, genera tensioni che prima o poi rilascia, che a noi piaccia o no. Funziona così. Nessun mistero della fede.

Detto questo, sarebbe ora che la smettessimo di vivere come il cavernicolo che guarda al fulmine e s'interroga sul divino, e piange gli dei perché la siccità gli rovina il raccolto. La natura se ne frega. Ebbene perché si può, bisogna vivere controllando la natura nelle sue manifestazioni controllabili - c'è la siccità, faccio l'irrigazione naturale; mi infestano dei batteri cattivi, li ammazzo con la penicillina - ed assecondarla nelle sue manifestazioni incontrollabili .Inondazioni? purché io non mi ci trovi nel mezzo. Terremoti? facciamo ballare la casa insieme alla terra, senza che debba per forza cascarci in testa.

Le chiacchiere lasciamole ai creduloni, che rimarranno ogni volta a bocca aperta di fronte ad ogni fenomeno naturale un pochino più raro del quotidiano. La terra trema, si sa. Che si debba ancora morire per questo è una roba da lasciarsi alle spalle.

giovedì 26 marzo 2009

Cecità civile


La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento va avanti. Approvata al senato, la legge peggiora anche su quelle pochissime e quasi insignificanti conquiste che si erano ottenute. La legge, come ricordò Rodotà, è una legge truffa. Prima di questa legge il testamento biologico aveva un valore legale, ora non lo ha più. Dunque non lo si regolamenta, lo si vieta de facto. Qualunque siano le vostre volontà sulla vostra propria vita, esse non sono vincolanti. Potranno essere disattese. Quando la cecità civile colpisce su questioni così gravi, non si può restare in silenzio. L'impianto terrificante della legge Calabrò ha un che di spaventevole sin dalle prime parole. Si definisce la vita indisponibile. Il cittadino non può disporre più della propria vita come meglio crede. Chi altri può? In questo caso lo Stato, che si fa totalitario alla faccia della cultura "liberale", che abdica ad una cieca propaganda pseudo-cattolica additando gli avversari come "partito della morte". Il nostro paese sta sprofondando sempre più a fondo, la nostra classe politica si boria del suo operato, celebra con gaudio la morte della civiltà laica e liberale. Il referendum non lascia molte speranze, rimasto strumento di nicchia, quasi esercizio di snobismo. Auguri, serva Italia, ostello di vari dolori, primo dei quali l'inciviltà.

mercoledì 18 marzo 2009

Sano post ateo: i froci

dedicato a papa Ratzinger, con tanti auguri
Nell'immagine Vespa in una riuscita imitazione: notate i nei blu.

Stasera a Porta a Porta si è tenuto un convegno di livello sull'argomento "Povia e i froci". Tra gli ospiti Buttiglione, noto per la sua cultura progressista, un tipo che curava gli omosessuali e si definiva psicoterapeuta, un tale della Lega che a guardarlo avresti detto rappresentava l'arci gay, ma a sentirlo avresti detto rappresentava le idee civili del circolo bocciofila di Bergamo nord, e Povia, il cantante impegnato, dalla parte dei buoni. Dalla parte dei cattivi c'erano Grillini, la Pollastrini (e qui finiscono le imitazioni di animali), la Gerini (gran donna), un maschio che mi è sfuggito perché guardavo la Gerini (e non ha spiccicato parola, o forse sono io a non averlo sentito, sempre per la Gerini), e un altro tipo sessuologo che ho rimosso perché per me la parola sessuologo non si declina al maschile, e credo la Crusca sarà d'accordo. Insomma si parlava di froci e se sono malati, e se possono guarire, e come. Un po' come parlare di fusione nucleare a "l'albero azzurro", con Dodò nella parte di Vespa. Una volta stabilito che i froci sono deviati e si possono curare, con parere definitivo di Povia nella parte del genetista e Buttiglione rubicondo, che sorrideva forse dopo qualche grappa di troppo, a dire che alla fine sì, la scienza, ma è relativa perché degli scienziati non è che ci si può fidare se dicono delle cose assurde tipo che i froci non sono malati, si è passati a parlare di diritti civili e coppie di fatto. Vespa legge qualche notizia scandalosa tipo due maschi froci che hanno fatto un bambino negli Stati Uniti affittando un utero, poveracci quei bambini si sente in dovere di aggiungere; Grillini avrebbe dovuto vestirsi da Mohicano e rinchiudersi in una riserva, ma insiste nel rendersi antipatico al volgo plaudente e gaudente. Menzione d'onore per la Gerini, l'unica con un po' di senso della realtà. Finisco mentre Marzullo in tivù mi augura un buon nuovo giorno, il che vuol dire che sarà un giorno di merda.