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giovedì 28 gennaio 2010

Il sesso della vita

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martedì 5 maggio 2009

Il papa: "il mondo non ascolta i preti"

copyleft GNU



Il papa, ordinando alcuni presbiteri, ha espresso la sua preoccupazione per la scarsa attenzione che il mondo presta al messaggio della Chiesa, dove per Chiesa egli intende gerarchia vaticana.
il "mondo" – nell’accezione giovannea del termine – non capisce il cristiano, non capisce i ministri del Vangelo. Un po’ perché di fatto non conosce Dio, e un po’ perché non vuole conoscerlo. Il mondo non vuole conoscere Dio, per non essere disturbato dalla sua volontà e perciò non vuole ascoltare i suoi ministri; questo potrebbe metterlo in crisi.

Pur disponendo dunque di enormi spazi mediatici, Benedetto XVI considera il messaggio della Chiesa ancora poco incisivo nella mondanità, accorgendo in questa una progressiva profanizzazione e, secondo lui, perdita di valori. Ricordo che la presenza delle gerarchie vaticane in televisione supera di gran lunga numerose altre istituzioni anche importantissime, come la presidenza della Repubblica, ad esempio.

A proposito leggevo uno splendido libretto di Stefano Rodotà, "Perché Laico", edito da Laterza e venduto al prezzo di 15 € - mai soldi meglio spesi - nel quale si affronta in maniera illuminata fra i tanti il problema della considerazione che un paese laico deve concedere agli interventi ed alle rivendicazioni religiose, ed in particolare a quelle più influenti, ovvero quelle vaticane.
[L'eccezione italiana] trova rinnovate e fortissime radici nel fatto che la gerarchia vaticana dichiara esplicitamente di considerare l'Italia terra di missione, base territoriale dalla quale ripartire per una nuova reconquista (corsivo nel testo n.d.A.) di un mondo che si è venuto progressivamente scristianizzando proprio in un tempo in cui la religiosità conosce un inedito rilancio.

Stefano Rodotà, Perché Laico, pg. 16

Ed è infatti vero che sebbene il messaggio cattolico ortodosso, per chiamarlo così, abbia perso gran parte della sua forza, non è lo stesso per il bisogno religioso in genere, motivo per cui sempre più spesso si è di fronte a religioni "fai da te", assemblate variamente con credenze recuperate qua e là, come le pratiche new age, l'omeopatia, l'astrologia, e via dicendo (le scie chimiche, il complotto del signoraggio, quello dell'11 settembre, gli alieni, nibiru, i maya e il 2012, le cure "naturali" . . .).
... dietro la critica a un'inesistente pretesa di ricacciare la religione nella sfera privata, si affaccia la richiesta imperativa di fare del cattolicesimo la sola religione civile

ibidem, pagine successive

Le istanze religiose infatti, in un paese laico, non devono godere che dei medesimi privilegi che si riservano ai contributi filosofici, artistici e letterari al dibattito democratico. Non si può pensare ad una sorta di autorità morale che collochi i principi religiosi prima di tutto.
Ora, in Italia, si manifesta concretamente il rischio di un allineamento a un "indirizzo etico dominante", di cui la Chiesa sarebbe unica depositaria. Non é un caso che, nelle discussioni pubbliche, quando si devono individuare principi di riferimento, i richiami alle encicliche dei pontefici sempre più spesso oscurino o cancellino del tutto quelli agli articoli della Costituzione.

ibidem, pag successive

L'unica soluzione possibile a questo conflitto si trova nella pari dignità, come già detto, di tutte i contributi sociali al dibattito civile.

E' forse più vero che il messaggio delle gerarchie vaticane è antiquato e superato, non solo rispetto al mondo ed alle innovazioni tecnologiche, ma anche e soprattutto rispetto alle stesse istanze della Chiesa cattolica, ovvero dei fedeli che la compongono. La fossilizzazione delle gerarchie al messaggio evangelico così come fu rielaborato nei secoli, introducendo incomprensibili dogmi in esso, piuttosto che una necessaria attualizzazione, non può che condurre ad una perdita di significato dello stesso in un mondo ove oggi è possibile riprodurre la vita in laboratorio, come anche distruggerla tutta in un sol colpo. In un mondo dove la tecnologia ha concesso una sorta di potere divino all'uomo, la religione deve saper intervenire nel dibattito pubblico in maniera radicalmente diversa.
[...] dal mondo dei laici non vengono soltanto critiche o ripulse di fronte a usi troppo mondani della fede, ma anche domande che riguardano il modo in cui la Chiesa guarda sé stessa e si definisce rispetto al Vangelo. Non sono tentativi obliqui per ricacciare la fede nel privato e la Chiesa nelle sagrestie, come troppo spesso e con nessun rispetto della realtà si continua a dire da parte dei vertici delle gerarchie ecclesiastiche. Vi è, al contrario, il riconoscimento e la sollecitazione di una presenza nel discorso pubblico che non metta tra parentesi il contributo profondo che la religione può dare.

ibidem, pag. 8

immagine rielaborata rilasciata sotto licenza copyleft GNU - testo completo della licenza, link all'immagine originale.

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lunedì 4 maggio 2009

Eh no ciccio!

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Abbiamo sentito la querelle tra Berlusconi Silvio e la signora Veronica Lario, piuttosto seccata dalla propensione al gentil sesso del marito, che non manca mai di confermare. Devo dire che al principio avrei pure dato ragione al marito, ovvero in condizioni normali sarebbe ovvio considerarli fatti privati, o quantomeno politicamente assai poco rilevanti.

A questo punto però Matteo Bordone mi ha ricordato una cosa, ovvero che lo stesso Silvio Berlusconi qualche tempo fa ci mandò un simpaticissimo presente, ovvero un libro illustrato sulla sua vita "privata", dal bel titolo "Una storia italiana", nel quale ricordava le sue virtù familiari. Cominciava con un:
IL CARATTERE E LE PASSIONI
Chi è veramente il leader di Forza Italia, come vive l’uomo che vuole cambiare il Paese? Abbiamo ripercorso la sua vicenda umana, dall’infanzia milanese al liceo dei Padri Salesiani. E poi, l’università, il lavoro, le sfide e le vittorie. Ma, soprattutto, vi raccontiamo gli affetti, le passioni, le amicizie, gli amori di Silvio Berlusconi.

E continuava liberamente decantando le virtù familiari del premier, che da buon padre di famiglia non poteva che essere un buon re per il nostro popolino.
Ora il buon padre di famiglia, paladino dei valori cattolici, si trova di fronte al pubblico interesse per il suo divorzio, ed ora invoca il diritto alla privatezza? Ma come, lui che ha radicato la sua reputazione pubblica sulla capacità taumaturgica di sanare qualsiasi dissidio ed affrontare qualsiasi problema per infine giungere ad una radiosa soluzione, ritiene poco corretto che si parli di lui, quando poco tempo fa però si pubblicizzava dicendo:
Silvio Berlusconi ha sempre avuto un culto per la famiglia e dedica alla famiglia tutto il tempo che riesce a sottrarre al lavoro.

Eh no, ciccio! Così è troppo facile.

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lunedì 27 aprile 2009

A hard rain's a-gonna fall

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In questi giorni succedono cose strane. Non che gli altri giorni siano normali in questo mondo qua, però in questi giorni succede tipo più spesso. Succede ad esempio che Vespa, memore della lezione evangelica di Luca (6, 39:42), parla di sciacallaggio giornalistico; succede che non si può parlare - che novità - di sesso in tv; succede che il papa, citando Marx, dimostra che insegnare la religione cattolica a scuola è segno di laicità positiva - santa pazienza - e succede che il ministro preposto gli dà corda, mentre i tedeschi snobbano la religione preferendole l'ora di etica.

Viviamo sotto la minaccia della febbre suina, che sembra tipo una febbre pericolosissima che ucciderà tutta l'umanità a breve, magari mentre siamo lì a mangiare una bistecca al sangue, mentre la gente muore quotidianamente di infarto o appiccicata a qualche guard rail mentre ritorna a casa - saturday night swine fever. Insomma succede che uno non sa più molto bene quanto deve preoccuparsi per cosa, e se sta guardando un'enorme satira della vita oppure è soltanto un po' sciroccato lui, che pensa le cose al contrario di come dovrebbero andare, e per fortuna che c'è Porta a Porta ogni sera a ricordatelo, che sei proprio sciroccato forte intendo.

La Montalcini da Fazio non ha avuto il coraggio d'essere ottimista fino in fondo, ha preferito la speranza nella zona neocorticale del cervello, in quella che ci dovrebbe far ragionare sulle robe, almeno ogni tanto. Che in effetti poi uno dovrebbe dar retta a quel tipo dei jeans diesel che ha detto che lui è giovanefrescoefigo, tutta una parola, e che lui cazzo no che non li farebbe votare quei rinsecchiti dei senatori a vita, e che al limite i jeans vanno portati stretti alla caviglia senza calzini e con le ciabatte, anche con il diluvio fuori, e giù applausi.

p.s. sono pure le 2.14, di notte intendo.

lunedì 13 aprile 2009

Un altro paio di cose sul terremoto

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Berlusconi ha detto ai politici di non presentarsi a L'Aquila, di evitare la pubblicità e non dar fastidio ai soccorsi. Subito dopo ha annunciato il prossimo consiglio dei ministri a L'Aquila, durante la sua visita a L'Aquila. Questa sì che è coerenza.

Nel frattempo Annozero ha provato a criticare l'organizzazione dei soccorsi e la mancanza di strutture di pronto soccorso in loco, e subito è partita la furia censorofila. Spicca la dichiarazione di Mauro Masi (dg RAI), secondo il quale in Rai non ci devono essere "zone franche", alla faccia della libera informazione.

Basta, non volevo dire altro.

mercoledì 18 marzo 2009

Sano post ateo: i froci

dedicato a papa Ratzinger, con tanti auguri
Nell'immagine Vespa in una riuscita imitazione: notate i nei blu.

Stasera a Porta a Porta si è tenuto un convegno di livello sull'argomento "Povia e i froci". Tra gli ospiti Buttiglione, noto per la sua cultura progressista, un tipo che curava gli omosessuali e si definiva psicoterapeuta, un tale della Lega che a guardarlo avresti detto rappresentava l'arci gay, ma a sentirlo avresti detto rappresentava le idee civili del circolo bocciofila di Bergamo nord, e Povia, il cantante impegnato, dalla parte dei buoni. Dalla parte dei cattivi c'erano Grillini, la Pollastrini (e qui finiscono le imitazioni di animali), la Gerini (gran donna), un maschio che mi è sfuggito perché guardavo la Gerini (e non ha spiccicato parola, o forse sono io a non averlo sentito, sempre per la Gerini), e un altro tipo sessuologo che ho rimosso perché per me la parola sessuologo non si declina al maschile, e credo la Crusca sarà d'accordo. Insomma si parlava di froci e se sono malati, e se possono guarire, e come. Un po' come parlare di fusione nucleare a "l'albero azzurro", con Dodò nella parte di Vespa. Una volta stabilito che i froci sono deviati e si possono curare, con parere definitivo di Povia nella parte del genetista e Buttiglione rubicondo, che sorrideva forse dopo qualche grappa di troppo, a dire che alla fine sì, la scienza, ma è relativa perché degli scienziati non è che ci si può fidare se dicono delle cose assurde tipo che i froci non sono malati, si è passati a parlare di diritti civili e coppie di fatto. Vespa legge qualche notizia scandalosa tipo due maschi froci che hanno fatto un bambino negli Stati Uniti affittando un utero, poveracci quei bambini si sente in dovere di aggiungere; Grillini avrebbe dovuto vestirsi da Mohicano e rinchiudersi in una riserva, ma insiste nel rendersi antipatico al volgo plaudente e gaudente. Menzione d'onore per la Gerini, l'unica con un po' di senso della realtà. Finisco mentre Marzullo in tivù mi augura un buon nuovo giorno, il che vuol dire che sarà un giorno di merda.

martedì 24 febbraio 2009

Vergogniamoci perché siamo dei razzisti schifosi



Come tutti sapete ora c'è l'emergenza sicurezza. La maggior parte degli stupri avvengono in famiglia, eppure noi ci indigniamo soltanto per quelli che ci fanno comodo; confondiamo rom, sinti e rUmeni, con la U perché non ci sia nessuna confusione subdola, eppure sappiamo che "nascono cattivi"; inseguiamo i bassissimi sentimenti che si agitano di fronte ad un nobile desiderio di vendetta, ergendoli a giustizia di stato; confondiamo la soluzione di problemi che riguardano la vita delle persone con ipocrite operazioni di raccolta del consenso, che invece i problemi li esasperano. Io provo profonda vergogna per le parole del signore che vedete nel video; una vergogna davvero intima, ragionata e sentita, una vergogna nera. Il sentimento politico che mi accompagna è prossimo alla disperazione, prossimo soltanto perché la disperazione è disumana, e richiede un attivismo che vada al di là dello scrivere questi miseri articoletti sul blog, al di là della messa in berlina delle mostruosità che avvengono sempre di più nel nostro paese, e con questo mi riferisco sempre a quel signore che vedete nel video, perché la messa in berlina di queste mostruosità invece che suscitare sdegno suscita approvazione, consenso. Siamo diventati un popolo di mostri, abbindolati dalle susseguenti emergenze, ridotti a cani da combattimento ammaestrati, ai quali di volta in volta si indica un diverso nemico, capaci solo di mordere e ringhiare. La mia vergogna si acuisce di fronte alle persone che da questo sentimento nazionalpopolare vengono danneggiate, nella vita di tutti i giorni, fino a che non riescono più a vivere, e si rassegnano a sopravvivere nella paura. Albanesi, rumeni, rom e sinti, stanziali e nomadi, livoriani, magrebini, tunisini e nigeriani, gay lesbiche e transessuali, minoranze di ogni genere io vi domando scusa, che siate criminali o no.

Ora vengo al punto però, perché un punto vero c'è. Vogliamo tenere a bada i criminali con le ronde, rendere sicuri i luoghi insicuri. Io vi domando, voi vi sentireste sicuri di fronte a ronde composte da quella gente che inneggia a quel signore che vedete nel video? Vi sentireste protetti, a vostro agio? Io ne sono letteralmente terrorizzato, e vorrei che ci riguardassimo "V per Vendetta", moderna ispirazione e spero antidoto a queste luride derive. Anche lì c'erano le ronde, anche lì c'era il problema sicurezza.



Oscuri presagi o esagerazione? Dove vogliamo andare, che paese vogliamo essere?
Voi pensate che dimezzare i tempi di prescrizione, approvare leggi come la possibilità di ricusazione del giudice o altre stramberie, mentre si istituiscono le ronde o i militari per strada, tutte queste cose siano reali politiche di sicurezza? I sindaci sceriffi, i commissari all' "emergenza rom", distruggono delle vite vere, generano dei disperati che domani si vendicheranno. Ci sono dei cittadini sinti a Venezia che aspettano da 35 anni una sistemazione decente, mentre loro connazionali anche meno meritevoli accedono usurpando loro il posto alle graduatorie delle case popolari. Il coraggio del sindaco Cacciari che ha deciso di costruire loro una sistemazione gli costerà la rielezione, mentre comitati di cittadini si oppongono con crudele stupidità ad una sistemazione che a loro è dovuta, e sarebbe dovuta anche gratuitamente visti i torti che sono stati loro fatti, ed invece dovranno pagare. Andate a conoscere queste persone, cani da combattimento ammaestrati, andate a vedere con quali vite avete a che fare.

mercoledì 18 febbraio 2009

Sanremo 1a serata

bah, serata non male a dire la verità. Benigni quasi come ai vecchi tempi. Bonolis ormai è irrecuperabile, c'è da fargli il reset del vocabolario, un vezzo fastidioso soltanto. Laurenti ci ha ragione, faceva il karaoke. Incomprensibile la presenza del belloccio maritodinonsochi, invece la tipa m'ha fatto ridere con quella storia del "non si poteva chiamare Mario?". Mina all'inizio bella voce non c'è che dire, ben riuscito anche il tutto. Le gag Bonolis Laurenti un po' trite, adatte agli ultranovantenni appassionati del festival. M'è garbata la tipa febbricitante, simpatica. Incomprensibile pure il collegamento col tipo delle nazioni unite, la fiera del luogocomune peggiore. Ma Bonolis perché faceva finta di parlare quell'inglese teribbile? boh. Altre comparsate mi sono passate di mente. Veniamo alle canzoni.
Dolcenera anonima, anche se a me lei piace.
Leali 'ddu palle, voce bella per carità.
Tricarico merita per l'espressione assente, se evitasse di cantare..
Quel Marco Carta non sapevo chi fosse fino a due minuti fa, quando mi hanno comunicato la trista provenienza. Ancora più "trista" la performance.
Patty Pravo mi fa letteralmente cagare, per cui ero in bagno quando cantava.
Ah, quanto è figo il clarinetto quando suona Rhapsody in Blue, quasi quasi imparo a suonarlo.
Masini molto più che dignitoso. Poi da piccino Masini mi garbava, e non ho smesso.
Renga è uno bravo, ma la canzone simil lirica no, non va.
Sul trio Pupo Yussou N'Dour Belli stendo un velo pietosissimo.
Gemelli Diversi, senza quella roba elettronica sulla voce di quello checca, passabili.
Albano diosanto, una volta era fastidioso, ora ha perso la voce ed è meno fastidioso, ma pur sempre da evitare. Da notare i fischi del pubblico quando hanno annunciato che si era salvato.
Afterhours stonati, ciònondimeno ottimi. Prevedibilmente eliminati.
La Zanicchi vabbé... certo fa impressione sentirla dire quelle robe, brrr.
Nicolai-Di Battista, due grandi musicisti, a Sanremo non andranno lontano.
Povia, purtroppo la canzone funziona, ce la propineranno dovunque. Testo squallido. Se lo faceva al contrario si poteva credere alle sue buone intenzioni.
Da Vinci, mamma mia! Meglio abbassare il volume, tutto.
Lavezzi e Alexia, se Lavezzi stava a casa era meglio. Alexia mi garba, ma non a Sanremo.
I giovani, non mi chiedete i nomi, buona la prima, ottima la seconda, oribbile il terzo.
Notte a tutti!

domenica 15 febbraio 2009

Bersani ad "Anno zero" parla di umanesimo e testamento biologico

C'era una volta, tanto tempo fa, una classe politica che teneva grandi discorsi. Forse perché erano dei grandi oratori, forse perché è vero il motto di Giulio Vittore: rem tene, verba sequentur. Ecco, in questo senso la parola è importante, la stessa parola che viene maltrattata, ridicolizzata, calpestata e sdrucita da gente del genere, che la usa per rappresentare significati altrettanto squallidi. A volte però, d'incanto, quasi inaspettatamente, forse per caso, alcune altre nobili persone si degnano di utilizzarla al meglio, per illuminare chi è disposto a farsi illuminare. Ho parlato di Rodotà e del suo splendido editoriale, la mia prossima è una testimonianza video, ed il suo protagonista è Bersani, al quale auguro, e nello stesso tempo a me stesso ed alle anime buone, di essere presto alla guida di un carrozzone quasi senza speranza.

venerdì 13 febbraio 2009

Mario Giordano e lo stile

Perdonatemi se userò uno stile un po' troppo colloquiale ed informale, che mal si adatterebbe ad uno spirito educato, ma, nel senso, ma come cazzo si fa leggere una merda di editoriale del genere senza che ti girino le palle? Perdonate la miseria del linguaggio, torno immantinente alla mia consueta eleganza. Abbiate la cortesia di piluccare l'articolaccio del direttore de Il Giornale, quotidiano di proprietà illustrissima, e di altrettanto illustre scempiaggine. La faziosità va rispettata come indizio di onestà e franchezza. La disonestà intellettuale si traveste da obiettiva dissertazione, si condisce di spirito - di patate in questo caso - e s'infervora degli umori della base. Quale contenuto s'avverte in tanto, mai abbastanza spregiato, eloquio? Non desidero considerare gli argomenti, seppure ve ne siano, del troiaiume (ops, non volevo, boccaccia mia abbi a cuore la civiltà) che abbiamo letto, e nemmeno le numerose aporie. Consideriamo in vece lo stile. Perché è nello stile che si scova l'indizio della povertà intellettuale dello scrittore. L'intero editoriale s'impianta sull'associazione ciclica, principiata nell'esordio e ricordata in conclusione, fra la "sinistra" caciarona e la costituzione che essa vuole rappresentare, con lo slogan "la costituzione siamo noi". Da questa infantile trovata si sviluppa l'argomentare decorando con posticci infamie l'altrui sembiante, al fine di ridicolizzare la stessa rappresentatività, ed in questa maniera passare per estimatori critici della Carta. Durante questo retorico e quanto mai spoglio dissertare, l'arricchimento del discorso si vale di malriuscite metafore e giuochi di spirito. Vorrebbe essere artifizio retorico questo: "hanno usato la Carta solenne come se fosse il Mocio Vileda"? Vorrebbe essere spiritoso questo: "tanto, si sa, a caval Donadi non si guarda in bocca"? Mascherare la propria disonestà intellettuale richiede assai maggiore arguzia, caro il mio deficiente direttore, ed un maggior talento. Con mascherante affabilità. Un suo affezionato lettore.

lunedì 9 febbraio 2009

Porta a porta

Vespa: "una persona è morta due ore fa e noi siamo COSTRETTI a parlarne"

Pover'uomo. Umile cronista, vittima degli avvenimenti.

Uno splendido editoriale

Ogni tanto, molto raramente, leggere il giornale è un piacere, seppure triste. In particolare se a scrivere è Stefano Rodotà, un esempio di civiltà incarnata. Il suo ultimo editoriale "Lo tsunami costituzionale" è un paradigma di limpidità di pensiero, profondità di contenuti e precisione espositiva. A lui va il mio ringraziamento.

venerdì 30 gennaio 2009

Lo "Stupro di Capodanno" e i giornalisti: la custodia cautelare

Ho intenzionalmente usato nel titolo l'espressione giornalistica che univocamente individua il fatto di cronaca di cui tutti sono a conoscenza, ovvero lo stupro avvenuto durante una festa a Roma. Gli stessi giornali hanno enfatizzato la decisione dei giudici di assegnare gli arresti domiciliari all'imputato in attesa di giudizio. Alfano, sull'onda dell'indignazione popolare, dispone degli "accertamenti ispettivi", mentre Alemanno parla di "incredibile indulgenza". Tutto questo pare naturale, così come ci viene comunicato dalla stampa. L'impressione che si dà è quella di una giustizia indulgente, quando non assente. L'impressione è che lo stupratore si sia fatto solo pochi giorni di galera. Se un cittadino però ragiona, e se siamo ancora in uno stato civile, si accorge che non c'è ancora stato nessun processo. La custodia cautelare non è una pena che si infligge preventivamente a qualcuno, per grave che sia stato il reato commesso, perché non si sa ancora se e in che misura l'accusato sia colpevole. Per questo esistono i processi, che commineranno una pena commisurata nel momento in cui verrà riconosciuta la colpevolezza. La custodia cautelare serve ad evitare che le indagini possano essere viziate dall'accusato, oppure ad evitare reiterazione del reato o fuga. Tutte opzioni che nel caso in questione sono inapplicabili. E' ragionevole infatti pensare che l'imputato non fugga, visto che si è consegnato spontaneamente, che non reiteri il reato né che inquini alcunchè, vista la confessione. Ripeto: la custodia cautelare non è una pena preventiva! Dunque che senso avrebbe avuto comminare una custodia cautelare in prigione? Nessuno. Eppure una decisione ovvia da parte dei giudici viene fatta apparire scandalosa. L'opinione pubblica si convince del fatto che non esiste giustizia di stato, mentre i giornali giocano sul sensazionalismo preferendo vendere più copie, piuttosto che informare. Se ce ne fosse stato bisogno, un altro motivo perché i giornalisti come quelli che firmano articoli del genere se ne vergognino profondamente.