Buonasera,
tengo innanzitutto a precisare che porto questo contributo congressuale in qualità di semplice tesserato. Per mia grande soddisfazione e fortuna non sono presente in nessuna delle liste di coordinamento che sono state presentate. La soddisfazione la spiego poi, per intanto mi limiterò a chiarire che cosa intendo quando dico “per fortuna”. Pare infatti che alcune persone si siano trovate candidate in una lista, quella del candidato coordinatore Buoncristiani, senza nemmeno che a loro sia stato chiesto. Io ritengo questo un fatto gravissimo: l'utilizzo del nome e della reputazione di qualcuno a sua insaputa per i propri scopi personali, per abbellire una lista con una presenza giovane, magari arricchita da quelle che paiono essere "categorie protette", nella triste politica di oggi, quasi che fossero inabili ai quali riservare un parcheggio nei pressi di una farmacia, e mi riferisco alle donne, agli omosessuali e ai normalisti, è un atto politico più che deplorevole, insensato. A tale proposito vorrei sapere da uno dei candidati alla dirigenza provinciale del partito, il sig. Gabriele Fogli, che nel 2005 dichiarava che l'omosessualità è una pratica immorale, in che misura ha rivisto le sue convinzioni. E' necessario che questa platea si assicuri che quelle opinioni che si trovano sulla stampa non sono le sue. Sebbene poi queste persone siano state rimosse, cambiando la lista del direttivo ben oltre i termini di presentazione, io mi chiedo che cosa intendesse il candidato coordinatore Buoncristiani quando ha parlato nella sua mozione – sì, ho questo brutto vizio di dare importanza a quello che si scrive nelle mozioni – quando ha parlato di un partito che operi secondo democrazia partecipata. Se nemmeno si riesce a chiedere il consenso ai propri candidati, di che qualità potrà essere mai un tipo di coordinamento del genere?
Procedendo oltre, ritengo di dover dire due parole sul coordinamento passato: credo che abbia avuto numerosissime pecche, che sia stato perlopiù autoreferenziale, ma la mancanza più grave è stata certamente quella di non aver saputo fornire nessuna linea politica agli eletti, di essersi adagiati comodamente sul PD. Addirittura in un articolo pubblicato su pisanotizie, e sul Tirreno mi hanno detto, il coordinatore uscente Michele Curci utilizza queste esatte parole: “la strada intrapresa dalla maggioranza e dalla giunta pisana va nella direzione migliore possibile”. Tralasciando l'afflato leibniziano dell'affermazione, che pare messa in bocca ad un Candido discepolo di voltairiana memoria, io mi chiedo quando questa linea politica sia stata discussa fra gli iscritti, o, quantomeno, se essi sono stati messi a conoscenza dell'indirizzo politico quasi religioso che il partito ha intrapreso nei confronti del partito di maggioranza e dell'amministrazione. Chissà dunque cosa intende il candidato coordinatore Cecchi quando nella mozione – ricordate il vizietto di prima? - scrive che il coordinatore uscente Curci ha già posto solide basi. Come si può pretendere che un iscritto che guardi al futuro senta, in tutta coscienza, di dover proseguire sulla strada intrapresa?
Dall'altra parte leggo una mozione, quella del candidato Buoncristiani, tutta inzuppata di spirito riformista, senza che in nessun passaggio si sia chiarito, se non in forma elementare, che cosa possa mai significare questo riformismo del quale ci si riempie la bocca. La cosa più notevole, però, di questa mozione, è che non si fa nessun cenno ai problemi di democrazia che questo partito vive quotidianamente nei suoi organi territoriali e nei rapporti di essi con gli organi nazionali. Non si fa alcun cenno alle terribili pratiche politiche che i congressi territoriali fanno venire ancor più alla luce. Non si fa alcun cenno ai rapporti paternalistici che consentono ad alcuni elementi di questo partito di occupare posizioni di potere, emarginando quei pochi onesti ingegni che ancora hanno il coraggio di impegnarsi. Evidentemente il candidato Buoncristiani non ritiene che questi siano problemi da affrontare. Chissà, magari se ne è dimenticato, può capitare.
E proprio questo è il punto: parliamo del congresso nazionale. Si affermò che l'appoggio a De Luca dovesse essere votato, con una grande operazione d'immagine di berlusconiano imprinting, sebbene questi non le attui in maniera così dilettantesca. Allora il congresso nazionale fu esautorato e preso in giro, sulla base di promesse che oggi sappiamo essere false. De Luca ha infatti accettato la prescrizione. Il presidente Di Pietro non si è sentito in dovere di chiedere scusa a qualcuno, ai suoi tesserati, a coloro che lavorano tutti i giorni nell'ombra perché il partito da lui fondato possa raggiungere quei bei numeri elettorali dei quali ci si gloria. Egli scrive letterine di rimprovero, come il severo padre ai figli che paion scolari non diligenti. A essi è riservato il lavoro, la raccolta delle firme, la pubblicità elettorale. La politica? Non è affar nostro.
Ho quasi terminato, ma non posso tacere sull'essenza di questo congresso, che dovrebbe essere espressione dei tesserati. La democrazia non può essere un fatto aritmetico, e però di questo vizio ci si fa vanto. Nella fase precongressuale l'unica questione messa in campo è stata questa: chi ha fatto più tessere, e la testimonianza furono le numerose riunioni deserte, alle quali ho caparbiamente partecipato assieme ad altri pochi pazzi. Allora io qui affermo con responsabilità, e vorrei che tutti lo affermaste con me, che coloro che non hanno idea di cosa sono venuti a votare, coloro che sono stati cooptati per la sola occasione congressuale non hanno alcun diritto di votare. La democrazia, come scrive Buoncristiani nella mozione, è soprattutto partecipazione. Mi si dice che questa pratica politica è inevitabile; ebbene io vorrei che di fronte a questo, perlomeno, si provi vergogna.
Voi che votate oggi, a differenza del popolo italiano che è costretto a votare il meno peggio, un'alternativa ce l'avete. Certo, non la sfrutterete, e mi permetto anche di dire il perché: perché vi mancherà il coraggio – com'era lo slogan? - il coraggio di essere liberi. Ed è per questo motivo che rimetto la mia tessera e la mia iscrizione, perché i principi e i valori di questo partito sono rimasti sulla carta.
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